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#FAREMO tuttobene

Sono Michele Ghibellini, ho 34 anni e mi sono trasferito all’età di sei anni a San Giovanni Lupatoto dall’Emilia Romagna. Sono sposato con Anna ed abbiamo una bellissima bambina (Ludovica) di 3 anni e siamo in attesa a fine giugno dell’arrivo del nostro secondo genito.  A seguito della laurea in Lingue per il Commercio Internazionale all’Università degli Studi Verona, lavoro stabilmente nell’azienda di famiglia. Inoltre, dal 2019 sono presidente ApiGiovani Confimi Verona e co-fondatore di una startup innovativa legata al mondo food and beverage.

  1. Perchè incontrarsi con altri giovani a parlare di economia e fede, economia e dignità, o DSC è importante?

«Siamo in un contesto e momento storico dove si sta, finalmente, riscoprendo la centralità della persona, fulcro attorno al quale costruire il nostro presente di società. Per ogni economia, sistema organizzativo o impresa ritengo che un principio dal quale non bisognerebbe mai distaccarsi sia quello di “responsabilità sociale”, vale a dire aver cura di sé, dei propri collaboratori, del tessuto del proprio territorio cosa che, d’altra parte, è già insita nel concetto stesso di “responsabilità”. Il fatto di incontrarsi tra giovani, indipendentemente dal fatto che uno sia imprenditore, libero professionista, manager o dipendente penso sia fonte per noi essenziale per moltiplicare e liberare le energie, le voglie, le libertà e permetta di creare relazioni vere e sane. Dobbiamo agire tutti assieme per realizzare una nuova rete incentrata su quei valori che troppo spesso sentiamo raccontati (anche, a volte, malamente) ma che così di rado vediamo applicati nel nostro quotidiano. Intraprésa, dunque, ritengo sia un percorso eccezionalmente utile e determinante in quanto avverto che solo attraverso i cardini della fede, della dignità e della caritas, intesa come amore disinteressato, possiamo avere una qualche capacità di migliorarci ed anche, perché no, innovare».

  1. Come coniughi tempi di lavoro e tempi di famiglia o personali?

«Il lavoro è un’opportunità che permette di realizzare dei progetti per favorire il benessere della società, da solo o con gli altri. Personalmente sto imparando che esso è divenuto una delle dimensioni della nostra identità umana: diciamo infatti “io sono tornitore”, “io sono manager” non “io faccio il tornitore” o “faccio il manager”. Osservando da vicino la mia realtà e quella degli amici imprenditori vedo che anche nelle nostre aziende di piccole e medie dimensioni, si richiedono sempre più concetti di smartworking, di flessibilità nei tempi e nei luoghi di lavoro e anche di conciliazione tra vita e professione. Senza perdere, però, in produttività. Stiamo dunque affrontando una vera e propria sfida di welfare, non solo di politiche attive del lavoro come magari da alcuni lati sentiamo dire. Nel mio piccolo posso affermare che la “gestione del tempo” sia la cosa più complicata da affrontare, ma che sia anche la più determinante. Dare un tempo ad ogni cosa, non è solo questione di organizzazione pratica ma anche di forma mentis. Ritengo sia fondamentale prima di tutto riconoscere quali siano i propri “talenti” da mettere a frutto per dedicarvi le giuste energie. Il rischio in cui si può incorrere, invece, è quello di inseguire e lasciarsi prosciugare da idoli che altro non fanno che, appunto, rubare tempo e possibilità di fare quel bene che solo noi siamo in grado di fare grazie alla nostra unicità che ci contraddistingue».

  1. Qual è la difficoltà più grande incontrata con il lavoro?

«Parlare di difficoltà, per me, non è propriamente corretto. Ci sono molti aspetti all’interno di ogni lavoro che pongono degli ostacoli, ma ritengo che ognuno di essi offra sempre possibilità di crescita e miglioramento. Un esercizio che mi piace fare è quello di guardarmi alle spalle e vedere, a posteriori, il percorso fatto. Non tanto per rimuginare sulle scelte o su quanto accaduto (anche se può accadere), ma piuttosto per osservare da più distante quella strada piena di curve che si inerpica sulla montagna. Ogni deviazione dal percorso diritto che avevo immaginato è stata un’opportunità che ha portato alla mia crescita e maturazione e sono convinto sarà così anche per il futuro. Guardando avanti, infatti, credo che nessuno di noi per esperto che sia, possa essere capace di unire tutti i punti del foglio bianco che abbiamo davanti per vedere il quadro nel suo insieme. Però, ritengo che abbiamo sempre la possibilità di decidere liberamente quali  unire e quindi dare una direzione di senso al nostro futuro».

  1. Nel periodo di lockdown come ApiGiovani Verona avete riflettuto su come affrontare i bisogni emergenti della popolazione e del mercato oggi e nei prossimi mesi? (max 300 caratteri circa)

 

«In questi mesi di emergenza abbiamo lanciato l’hashtag #FAREMOtuttobene alternativo all’ormai noto #andràtuttobene. Dobbiamo affrontare la crisi con nuova determinazione coniugando il fare impresa alla consapevolezza del ruolo chiave delle aziende sul nostro territorio.

Tra le varie attività create, mi preme sottolineare quella che ci vede in cooperazione con il Consorzio Sol.co Verona, dove ci siamo posti l’obiettivo di supportare le imprese attraverso servizi di sostegno alle famiglie, sia degli imprenditori che dei collaboratori. Dobbiamo essere più consapevoli, infatti, che questi sono gli aspetti fondamentali da tutelare per la qualità di vita delle persone, le nostre vere risorse».

Michele Ghibellini