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Oltre la bufera

La Scuola di formazione sociopolitica della Diocesi chiude il corso 2020 con trenta diplomati e lancia la nuova proposta per il 2021

…E la barca Sfisp superò indenne e con successo anche la tempesta epidemica.

La Scuola sociopolitica diocesana ha infatti concluso il corso 2020 con trenta nuovi diplomati, rimasti saldissimi nella partecipazione alle lezioni pur nelle difficoltà determinate dal CoViD 19, che ha prima interrotto le sessioni in aula, e poi costretto lo staff organizzativo a passare alla modalità “da remoto”, completando per quanto possibile il programma attraverso videoconferenze via internet, per approdare quindi all’incontro conclusivo nell’aula magna di via Seminario, con distanziamento personale e mascherine.

L’epidemia non ha comunque fatto mancare lo stretto contatto con la realtà politica e amministrativa, ma lo ha anzi addirittura intensificato, dato che l’attenzione alla dimensione regionale, collocata al centro del programma 2020 per le previste elezioni venete di fine primavera, ha consentito di analizzare “sul campo” il rapporto Stato – Regioni e la gestione amministrativa dell’emergenza sanitaria, grazie alla partecipazione telematica dell’assessore Elisa De Berti e del consigliere Anna Maria Bigon; e quindi di studiare “in diretta” i fenomeni e le strategie di comunicazione politica, e quelli di assestamento e posizionamento tattico di partiti e movimenti, che hanno caratterizzato la fase acuta della crisi epidemica.

«Mi sono iscritta alla Scuola per una partecipazione più consapevole nella vita sociale e politica», spiega Anna Maria Busti. «Questa esperienza mi ha permesso di verificare come il desiderio di operare per il “bene comune” si scontri con le visioni personali e quanto sia difficile avere uno sguardo che spazi oltre la nostra piccola siepe di appartenenza. Con i miei compagni ci siamo ripromessi così di riprendere questo percorso anche il prossimo anno, consapevoli di avere tantissimo da imparare: perché se vogliamo servire la collettività lo dobbiamo fare evitando le approssimazioni, ma formandoci seriamente alla luce della dottrina sociale della chiesa».

Quella della barca abbandonata è stata la metafora della proposta formativa di quest’anno, improntata al “ritornare a bordo” della dimensione pubblica, dell’impegno politico, del cattolicesimo sociale. Un invito – meglio, un’invocazione – che la Scuola, forte dei suoi venticinque anni di attività e di esperienza, ha caratterizzato in tre parole chiave (selezione, formazione, missione), che torneranno anche nell’edizione 2020-2021.

«L’epidemia ha cambiato i parametri della politica, dell’economia e della società», spiega il direttore della Scuola, don Renzo Beghini. «Come ci ricorda il Vescovo, l’autunno ci metterà davanti ad una serie di necessità radicali, che dovranno essere affrontate e risolte da donne e da uomini preparati, competenti e umili, capaci di tessere relazioni e di operare sintesi nella diversità: e dunque, nel senso più alto, di fare politica. Noi, come Scuola, saremo in prima linea a dare il nostro contributo già in autunno, con il 27° corso intitolato “La bufera e oltre: le occasioni”».

Vincenzo Corona

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