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Società Cattolica una storia e una responsabilità

La dottrina sociale della Chiesa può ancora argomentare o deve solo introdurre?

 

“Un vescovo normalmente si deve occupare di tante cose ma i ragionamenti tecnici di natura finanziaria sono complessi e vanno letti con competenze specifiche”. È questa la frase con cui qualche giorno fa un docente universitario commentava l’intervento di Mons. Zenti, vescovo di Verona, sulla questione Società Cattolica di Assicurazione. È il tentativo ormai ricorrente di porre la dottrina sociale della Chiesa ai margini del dibattito pubblico, quasi sia solo un commento che si ascolta con rispetto, ma poi si ignora in quanto non è sufficientemente tecnico. Pare strano che questa tesi sia alla base delle argomentazioni che provengono da ambienti che per anni hanno organizzato convegni in cui si cercava di dare un’interpretazione concreta al pensiero sociale della Chiesa. Ancora più strano che venga utilizzato per giustificare la fine di un modello ultracentenario di cooperativa che, negli atti costitutivi, mirava a integrare l’approccio al mercato con i valori cristiani.

L’autore proseguiva affermando che il modello cooperativo, in caso di crescita eccessiva, si espone ad “ambiti di opacità in cui si annidano distorsioni pericolose”. Quindi, dato che non si può garantire una crescita trasparente ed efficiente se non con una forma giuridica rigorosamente orientata al mercato, non vale la pena sforzarsi nella difesa di un modello ormai considerato anacronistico come quello mutualistico.

Ma davvero si può porre fine ad un’esperienza che ha 124 anni di storia, con una serie di decisioni frettolose senza tenere conto delle prescrizioni di metodo che proprio la sua origine peculiare richiederebbe? Davvero un momento di difficoltà, emerso in un contesto di emergenza generale ed esogena, non riguardante i fondamentali aziendali, può pregiudicare il valore di una società come Cattolica? Davvero le scelte di alcune persone che per un breve tratto della sua storia hanno gestito la Società, possono porre fine alla credibilità di un modello prezioso per garantire la biodiversità di un mercato complesso e dinamico come quello assicurativo? I limiti delle persone nel rendere concreti i valori fondativi delle società che sono chiamati a guidare non dovrebbero ricadere sulle organizzazioni ma sulle medesime persone che dovrebbero comprendere l’importanza di farsi da parte per salvare una storia che li precede e li deve superare.

A queste domande le competenze puramente tecniche non riescono a dare una risposta soddisfacente. È qui che la dottrina sociale ritorna nel cercare risposte che non lascino quel senso di ingiustizia e insoddisfazione che molti oggi stanno provando. Si tratta di un patrimonio che può illuminare fornendo valori che provengono da secoli di esperienza dell’umano e in grado di ampliare sia nello spazio, sia nel tempo, sia nel senso, il raggio di visione. La ragione sociale di Società Cattolica di Assicurazione è abbastanza esplicita. Fidiamoci di chi è esperto di quel brand.

 

Riccardo Tessari

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