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Buona notte ai suonatori!

Nell’ultima edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa ha avuto particolare risonanza il concetto di polifonia sociale, l’idea cioè che la presenza dei cattolici nella società e nella politica sia legata a una vocazione alla relazione interpersonale, non caratterizzata da identità esclusive ed escludenti, ma da pluralismo sociale e culturale, volto a creare un nuovo tessuto sociale in cui “ognuno di noi è un filo prezioso e indispensabile, chiamato ad intrecciarsi con fili di altri colori per costruire un nuovo habitat per una comunità”. La polifonia sociale richiama infatti l’idea che ogni membro della comunità sia chiamato ad un agire sociale armonico fondato sulla partecipazione, sul coinvolgimento e sulla condivisione, atteggiamenti contrapposti allo sterile protagonismo, all’inutile antagonismo e alla subdola omologazione.

Su quest’idea di polifonia sociale i cattolici in Veneto, e a Verona in particolare, tra la fine dell’’800 e gli inizi del ‘900, hanno dato vita ad un incredibile numero di opere ad alto valore sociale, quali banche, casse rurali, cooperative, consorzi e associazioni di ogni genere; è  questo il contesto in cui è nata anche Cattolica assicurazioni, sorta in forma cooperativa “ con lo scopo di tutelare i piccoli proprietari terrieri dai danni provocati da incendi e intemperie”.

Del resto la finalità di tutte queste associazioni era una vera e propria sfida: fare economia e finanza a partire dalla cultura che le aveva generate, trasmettendo alla società i valori cristiani per le quali erano nate; questi valori erano facilmente rintracciabili in esse: innanzi tutto l’idea della dignità e dell’interdipendenza delle persone nella comunità, che fondava l’idea di società e quindi di partecipazione; il forte richiamo alla solidarietà, che poneva in primo piano il valore della mutualità, come aiuto reciproco tra le persone; ma soprattutto in un’ottica di sinfonia, la capacità di armonizzare lo spirito di libertà e di iniziativa privata con  la responsabilità di ciascuno nell’edificazione del bene comune possibile per la comunità.

Il risultato di quest’azione “sinfonica” ha contribuito a promuovere nel territorio veronese il rispetto per la persona umana, vero e proprio antidoto contro la disuguaglianza distributiva e ha collaborato con tutti per implementare la dimensione fiduciaria della vita economica e sociale. Soprattutto ha sempre messo in primo piano una certa idea di territorio, mai percepito come sola occasione di guadagno o di potere, ma come un insieme articolato di persone, di gruppi, con una storia, con una tradizione, con delle motivazioni e degli ideali. All’interno di queste opere la stessa pratica decisionale era coinvolgente, responsabilizzante e faceva ampio ricorso alla partecipazione e al confronto.

Oggi Verona ha visto molte di queste associazioni cambiare statuto, forma e di conseguenza anima, annacquandosi in aziende nazionali e internazionali “per vincere la sfida del mercato”, perdendo così autonomia e identità. Forse la congiuntura economica ha reso necessario questo passo, forse la presenza cattolica si è ridotta negli ideali e nelle persone, o forse i compromessi raggiunti sono solo un modo “per deflettere dai propri valori e dai propri principi per accettare qualcosa di inaccettabile per ragioni innominabili” o per favorire l’interesse immediato di pochi. Di certo Verona appare oggi più povera e sempre più incamminata sulla strada per diventare periferia dell’impero.

La sinfonia sociale, aldilà delle formali e ipocrite adesioni a ipotetiche Carte dei valori, risulta sempre più difficile perché i suonatori possono essere anche volonterosi, ma il direttore d’orchestra ormai è lontano, dirige su un altro spartito ed ha interessi completamente diversi.

Prof. Giovanni Bresadola

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