Menu Chiudi

Il grande tema oggi è il lavoro

 

«Non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro. In una società realmente progredita, il lavoro è una dimensione irrinunciabile della vita sociale, perché non solo è un modo di guadagnarsi il pane, ma anche un mezzo per la crescita personale, per stabilire relazioni sane, per esprimere sé stessi, per condividere doni, per sentirsi corresponsabili nel miglioramento del mondo e, in definitiva, per vivere come popolo». (Fratelli tutti, 162)

L’amico don Renzo mi ha chiesto di scrivere alcune riflessioni maturate dal mio pensionamento avvenuto il primo luglio dello scorso anno. Quando ero segretario della CISL percepivo la realtà attraverso i filtri delle indagini statistiche, dalla lettura dei giornali e dal sentito dire. Dallo scorso settembre frequento per alcune ore la settimana, la sede CISL di Legnago e la percezione della realtà è diretta e facilmente interpretabile. È fatta di persone che vivono quotidianamente situazioni di vera povertà, palpabile negli sguardi, nelle domande e alle volte nella disperazione difficilmente trattenuta.
Sono difficoltà che hanno nomi diversi a cui servirebbero risposte diverse. C’è solitudine, emarginazione, povertà economica, adattarsi a lavori improponibili o peggio al lavoro che non c’è. Una signora che faceva le pulizie negli uffici mi raccontava che a seguito del cambio di appalto della cooperativa per la quale lavorava, gli hanno offerto come nuovo orario di lavoro dalle tre alle cinque del mattino. La sua giornata iniziava alle tre e finiva alle cinque. Poi poteva tornare a casa… a venti chilometri di distanza. Se avesse rifiutato ovviamente perdeva il lavoro.
Non cerchiamo di assolverci pensando che sia un caso limite. Esiste anche di peggio. Esistono anche i “fortunati” che hanno il posto fisso e che percepiscono milleduecento euro al mese, con famiglia, mutuo o affitto. Possiamo pensare che tutto dipenda dalla pandemia? Fino a qualche tempo fa pensavamo che dipendesse dalla crisi finanziaria.
Io credo che invece dipenda dalla superficialità co cui si sottovaluta il fatto che una democrazia è in grado di reggersi solo se raggiunge l’equilibrio tra capitale e lavoro. Tra chi investe denaro e chi investe il proprio tempo per il denaro. Questo semplice patto che per decenni ha sorretto le economie occidentali non c’è più, è saltato e guarda caso i ricchi aumentano. E i poveri pure.
Credo anch’io, come sentivo dire recentemente, che l’attuale società si trova in condizioni peggiori di quando Leone XIII nel 1891 scriveva l’enciclica Rerum Novarum. Almeno all’epoca con la società suddivisa in classi era chiaro chi stava da una parte e chi dall’altra. Nascevano le casse mutue segno di solidarietà diffusa. Le persone avevano la speranza, per altro in parte realizzata, di una vita migliore. Il solo confronto tra un’idea materialistica e una solidaristica faceva si che si attenuassero le disuguaglianze.
Oggi è innegabile che il benessere sia maggiormente diffuso rispetto al 1891 ma è altrettanto evidente che la spinta ad un’azione di equilibrio e di redistribuzione del reddito non solo si è da alcuni anni arrestata, ma non tendendo a diminuire ha assunto un moto accelerato.
Le parole di Papa Francesco di qualche giorno fa sulla proprietà privata devono, non essere strumentalizzate, come alcuni soloni hanno fatto accusandolo di comunismo, ma prese come strumento per riaprire un confronto di idee e anche di lotta che possa riportare giustizia per tutti. Ho usato volutamente il termine lotta perché da un po’ di tempo ho l’impressione che non vada più di moda. Ricordo che le conquiste sociali sono sempre state raggiunte, spesso strappate, riequilibrando con la lotta il rapporto tra capitale e lavoro.
Il mio richiamo non pensiamo si rivolto solo ai sindacati o ai partiti, è per tutti. Per gli indifferenti, per chi è rassegnato, per chi fa la rivoluzione al bar o sulle tastiere per i social.

Legnago,18 aprile ’21

Massimo Castellani

Questo sito web utilizza i cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Se continuate a navigare in questo sito, accettate implicitamente questa caratteristica.