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DdL Zan: un Pasticcio

 

Pasticciata e ideologica. E il non detto è tanta roba. Nella sua attuale formulazione il testo del Ddl Zan contiene affermazioni ambigue e confuse. Così com’è si presta a interpretazioni fuorvianti e perfino liberticide.
L’articolo 1 per esempio, afferma che «per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione». Questa norma cancella non solo il dualismo naturale del rapporto e del riconoscimento uomo-donna, ma assegna all’auto-percezione dell’identità di genere una prerogativa giuridica. Ma l’autocertificazione della propria identità mutevole è diventata un diritto? Si intende ‘riscrivere’ la natura umana per legge?
Ulteriore problema è la sovrapposizione e sostituzione tra sesso e genere. Secondo la nostra Costituzione, il parametro per l’assegnazione dei diritti è il sesso, non il genere. La definizione di “genere” inoltre, è tutt’altro che condivisa. Ed è molto contestata anche all’interno della ‘galassia’ Lgbt.
Ancora. Il disegno di legge vorrebbe punire con reclusione (fino a un anno e sei mesi) e multa (fino a 6mila euro) chi “istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi […] fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”.
Ma il testo non chiarisce in cosa consistano questi ‘atti di discriminazione’. Si potrebbe perseguire penalmente chi affermasse (come i preti, i catechisti, gli insegnanti, i genitori …) che presupposto delle nozze è la diversità di sesso tra gli sposi?
Verranno inoltre, istituite in tutte le scuole iniziative contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Nelle scuole, a partire dalle elementari e dalle medie, si andrà a dire alle/ai bambine/i e alle/ai ragazze/i che il loro percorso di identificazione iniziato in famiglia con il papà e la mamma, è una pura finzione. Si salirà in cattedra per dire che la percezione di sé potrebbe essere oggetto di infinite identità. E che si può scegliere. Un po’ come al supermercato. Ma non si avvicina a quel ‘colonialismo ideologico’ cui papa Francesco ha riservato giudizi assai severi?
Insomma, a prescindere dal fatto che la battaglia decisiva è al Senato, non sul palco del 1° maggio, va ribadito il non detto.
La tradizione della chiesa ha sempre insegnato a difendere e proteggere chiunque. A prescindere dalla propria condizione e percezione. E non si tratta di buonismo. Perché una cosa è la condanna di ogni “marchio di ingiusta discriminazione”. O “l’accoglienza nel rispetto, compassione e delicatezza”, come insegna il catechismo. Altra cosa è la difesa ideologica della relazione omosessuale come valore sociale. La sostanza del provvedimento è l’imposizione di una visione dove lo stato stabilisce identità e diritti. È un approccio politico di tipo statalista e neo-contrattualista che esalta gli individui e i diritti individuali.
Noi riteniamo, al contrario, che quella particolare relazione che si chiama famiglia, è un soggetto sociale fondamentale. Precedente lo stato. Perché è la scuola più educante e l’ospedale più vicino. Perché genera beni indispensabili per la vita sociale, dove la ‘vita buona’ è sempre eccedente la somma dei suoi componenti. Eppure a parità di reddito tra una coppia omosessuale e una famiglia con tre figli, i più poveri sono questi ultimi. E chi assicura un futuro al Paese? … sono ancora questi ultimi. Giusto per tornare – dopo la passeggiata ideologica – con i piedi per terra.

don Renzo Beghini
Maggio 2021

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