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Il Sindaco Federico Sboarina alla Sfisp

Il sindaco Federico Sboarina è stato ospite della Scuola di Formazione socio-politica diocesana della Fondazione Toniolo. Moderato da Giovanni Bresadola dello Iusve, Istituto Universitario Salesiano, di Venezia, l’incontro “Verona convalescente. Da dove ripartire?” è stato l’occasione per il primo cittadino per fare il punto su quanto fatto, su quanto ancora c’è da fare (nel quinquennio 2022-2027?) ma anche per raccontarsi come uomo, professionista, padre di famiglia. Oltre due ore di incontro, in larga parte un monologo a tutto campo su Verona, le sue potenzialità e le sue criticità, dove a conclusione hanno tenuto banco le domande dei presenti.
Gli approfondimenti hanno spaziato soprattutto sul progetto del Central Park. Il sindaco ha spiegato che si tratterà di un enorme parco urbano che unirà il centro a Verona Sud. «Ci sono quattro soggetti interessati ed è un ottimo punto di partenza». Per arrivare a «uno stato di realizzazione molto, molto avanzato si va a dicembre 2025, in tempo per le Olimpiadi del 2026». Si tratta di mezzo milioni di metri quadri: «la percentuale di costruito è di poco superiore al 10%». In questa cubatura, fatte salve le strutture legate alla nuova stazione dell’alta velocità, ci saranno edifici propedeutici al parco. Nelle intenzioni, infatti, il Central Park non vuole essere un immenso prato verde, tra l’altro di difficile gestione, ma un luogo da vivere a livello sportivo e ricreativo. «L’idea è una ricucitura urbanistica che si integri con il quartiere per creare un’unica città. Ciò che sarà costruito sarà in funzione al parco, non come moneta di compensazione ma per l’equilibrio di sostenibilità economica», ha detto Sboarina citando ad esempio ristorante, club house, musica, piccoli negozi, strutture sportive. Particolare attenzione anche al tema del filobus, oggetto di più domande. «Nel luglio 2017 ho chiesto agli uffici il fascicolo filobus: una biglia su un piano inclinato impossibile da fermare», analizza il sindaco che fa anche autocritica. «L’Amt, e quindi la responsabilità è anche mia, ha gestito male la comunicazione sui lavori, ammetto che non è stato fatto un buon lavoro. Sul progetto in sé, invece, dal Covid in avanti l’ho ripreso in mano e l’abbiamo raddrizzato. Ci siamo rimessi intorno a un tavolo con l’Ati, Associazione temporanea d’imprese, e abbiamo riscritto l’accordo su basi diverse, vantaggioso per il Comune. Abbiamo chiuso tutti i cantieri, tranne via Città di Niems rallentato causa bomba, e ora è attiva l’interlocuzione tra Ministero, Amt e Comune, e l’Ati: stiamo valutando varianti tecniche e una diversa progettualità con mezzi più lunghi, meno fili, percorsi differenti. Nelle prossime settimane si avrà un quadro più chiaro».


Ilaria Noro

(L’Arena 9 maggio ’21)

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