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Un governo di tregua e di battaglia

È fuor di dubbio che negli ultimi mesi la situazione politica italiana sia stata determinata e in parte congelata dall’epidemia Covid e dalla drammatica emergenza sanitaria ed economica da essa derivata. In un primo momento il governo Conte 2, frutto di un’improvvisata alleanza giallo-rossa, ha cercato di gestire per quanto possibile l’emergenza, ripristinando di fatto nel paese un sistema bipolare, dove entrambe le coalizioni risultavano assai eterogenee e divise. L’implosione del governo Conte ha permesso al Presidente Mattarella di dar vita ad un governo tecnico, guidato da Mario Draghi, ex presidente della BCE, figura carismatica gradita all’Europa e a larga parte dagli italiani. Il governo Draghi ha ottenuto l’ampia e sorprendente fiducia di quasi tutte le forze politiche; tale fiducia ha avuto certamente molte ragioni, tra queste la difficile gestione dell’emergenza sanitaria ed economica, la progettazione del Recovery Plan per usufruire dei generosi finanziamenti europei e l’imminente semestre bianco in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica.
L’ipotesi Draghi è risultata fin dall’inizio gradita a tutti i partiti, certamente non per un’innata fiducia nell’uomo e nel suo programma di governo, ma soprattutto perché, da un lato, nessuna forza politica preme per la responsabilità di gestire il paese in un momento così difficile e poi, perché tutti i partiti hanno salutato quest’esperienza di governo come un periodo di tregua, necessario per risolvere le difficoltà interne e per ridisegnare le alleanze strategiche. Il gradimento del governo Draghi appare oggi asimmetrico: gli italiani sembrano dare fiducia a Draghi, mentre continuano a manifestare sfiducia e critiche nei confronti dei partiti che lo sostengono. Draghi si sta quindi giocando il futuro sulla gestione dell’emergenza Covid e sul tentativo di far ripartire l’economia del paese, tagliando i rami secchi della spesa pubblica ed eliminando gli assurdi privilegi dei tanti corporativismi italiani. Si notano intanto alcuni segnali interessanti in merito al tentativo di ridare centralità al Parlamento e sul fronte delle riforme, soprattutto quella del sistema giudiziario.
La maggioranza di Draghi è però inquieta: aumentano le polemiche fra partiti e crescono le ambiguità politiche.
I partiti sono divisi all’interno e tra di loro, anche nei vari schieramenti: Interessante il tentativo del Segretario PD Letta, che cerca di compattare il suo partito, “costruendosi” giorno per giorno il nemico Salvini, il quale a sua volta non perde occasione per ottenere visibilità e consenso in antitesi a Giorgia Meloni. Per altro Conte cerca di rimediare alla crisi endemica dei 5 stelle, schierando il partito come “forza di sinistra”, diventando così alternativo al PD stesso.
In questo magma politico, che ogni giorno si differenza e si rimescola, vi sono comunque alcuni elementi di continuità; le forze dello schieramento di centro-destra si orientano verso un realismo pragmatico volto a mete limitate (stop al coprifuoco, ripartenza, no agli sbarchi degli immigrati), che se va alla ricerca del facile consenso, appare tuttavia privo di una visione d’insieme e di una reale progettualità.
Lo schieramento di centro-sinistra sembra invece votato ad una visione generale, che preferisce i temi dello ius soli, del progetto di legge Zan e del voto ai sedicenni, manifestando in questo modo di un utopismo vuoto, che manca di pragmatismo e di realismo rispetto ai temi più importanti dell’agenda politica del paese. Questa evidente impasse dei due schieramenti è certamente dovuta alla difficoltà di dare omogeneità alle evidenti differenze ideologiche e valoriali e ai diversi interessi delle forze in gioco. Intanto la tregua del governo Draghi sembra durare, anche se le nubi si stanno addensando: vedremo che esito avrà la battaglia tra le forze politiche che lo sostengono.

Giovanni Bresadola
Maggio 2021

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