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La differenza dell’ascolto

“Ascolta la voce del creato” è il tema della giornata mondiale di preghiera per il mese del creato. È un momento speciale per tutti i cristiani per pregare e prendersi cura insieme della nostra casa comune che si concluderà il 4 ottobre con la festa di San Francesco.
L’ascolto è un tema tipicamente biblico. È la tensione propria che identifica il credente. Ma cosa succede quando ascolto il creato? Scopro che la natura è sì bella ma è anche tremenda e spaventosa. Se impariamo ad ascoltarla, notiamo nella “voce del creato” una sorta di paradosso che mette in questione anzitutto noi stessi.
La Bibbia e i poeti hanno sempre parlato della natura guardando il paradosso che porta con sé. È bella natura il cerbiatto che si ferma a pochi passi, ma è naturale anche il tumore al pancreas. È bello il bosco. È bello abbracciare gli alberi – oggi va molto di moda – ma rimani una settimana abbracciato ad un albero. E vediamo che ti succede. È bello il panorama dal rifugio in alta montagna, è bella l’orizzontalità del mare, ma è natura anche il vulcano che erutta e non chiede il permesso a quelli che abitano di sotto i suoi pendii
Quando “ascolto” il creato mi trovo di fronte a questo paradosso, un incrocio di sentimenti: stupore e tremore, meraviglia e angoscia. E sorge la domanda: che ci sto a fare io in questo luogo meraviglioso e tremendo? Cosa c’entro io con questo posto incantevole e terribile?
Oggi la cultura ecologista ha rimosso questa domanda. Ha eliminato il paradosso. Parla di natura come se fosse una sorta di Eden, un paradiso meraviglioso con una purezza ancestrale. Il “biocentrismo” è quella scuola di pensiero per la quale è necessario smettere di parlare dell’ambiente mettendo al centro l’uomo. Bisogna mettere al centro la natura. L’uomo è solo uno dei tanti organismi viventi. Quello che conta è la natura. L’uomo ha devastato la natura. Quindi l’essere umano è divenuto come un virus per l’intero organismo cosmico. All’interno della galassia Fridays for Future è nato di recente un movimento “contro i figli”. Smettere di fare figli è uno degli strumenti di contrasto al cambiamento climatico
L’ambientalismo di oggi nasce da un moralismo arrogante e intollerabile che fomenta paure ma non conduce da nessuna parte. Un moralismo di massa che contrappone l’uomo alla natura, il cui approccio unisce bandiere contrapposte come gli ecologisti e i negazionisti.
Dall’altra, l’ascolto biblico non è l’avviso pubblico a non calpestare le aiuole. La creazione non chiede anzitutto un rispetto formale. Non è questione di risparmiare sui consumi o di non sprecare l’acqua. Perché a differenza del carciofo il problema fondamentale dell’uomo non è la durata ma il tempo. E il senso del suo tempo. Il che è ben diverso.
Certo, il tema dell’ambiente sarà cruciale per i prossimi anni e il suo impatto è paragonabile a quello della prima rivoluzione industriale. Il principio di realtà ci dice che la sostenibilità è una sfida che non possiamo ignorare: dall’inquinamento, all’aumento del clima, fino alla perdita di biodiversità. Ma la sfida di un modello diverso di sviluppo si affronta con un pensiero diverso. Oggi è necessario un pensiero all’altezza della sfida, capace di tenere insieme l’uomo e la natura, senza alcuna riduzione
Il tema che soggiace la tensione dell’ascolto è lo stupore. Il punto di cucitura uomo-natura è un’esperienza estetica. Mentre il moralismo ambientalista cancella lo stupore, il punto di partenza dell’ascolto è la bellezza, l’esperienza di essere figlio. Io sono grato del creato che mi circonda, che mi si offre come “casa”: delle donne e degli uomini, dell’aria, dell’acqua, della zanzara e del lupo. Io sono costituito da questo mondo e da questo intreccio di relazioni. I cattolici devono decidere se vogliono essere protagonisti di questo cambiamento culturale con una proposta di pensiero appropriata e consapevoli che solo “ascoltando la voce del creato” saranno all’altezza della sfida

don Renzo Beghini
Settembre 2022

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