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Intervista a Luca Ruggeri, Direttore Fondo Pensione Gomma e Plastica.

La Fede? Dona conforto e attribuisce responsabilità. Esistono momenti in cui la fede assume il ruolo essenziale di permetterci di guardare oltre le difficoltà. Ma la Fede ci attribuisce anche grandi responsabilità, come ci ricorda la parabola dei talenti. I momenti di stasi? Bisogna accettarli, come preziosi, perchè permettono di riflettere su chi si voglia realmente essere. Ecco qualche pillola dell’intervista che Luca Ruggeri ci ha concesso, dopo l’incontro di Networking ad Intraprèsa. Solido e sfaccettato il suo background accademico, composto da tre lauree: Economia e Commercio, Giurisprudenza e Scienze Politiche. Una lunga esperienza nel settore crediti, in uno dei più grandi gruppi bancari nazionali, fino a giungere, poi alla direzione generale di un fondo pensione negoziale di grandi dimensioni, dedicandosi, nel frattempo, anche alla docenza, in ambito accademico. Nel corso dell’incontro di networking di Intraprèsa, Ruggeri ha dato testimonianza del suo modo di gestire una realtà finanziaria, delle responsabilità verso il futuro dei lavoratori, dell’importanza della previdenza secondo la Dottrina Sociale della Chiesa e come coniugare la professione con la fede e la famiglia.

  • Le va di raccontarmi in breve le tappe fondamentali della sua storia professionale? Ho iniziato la mia vita lavorativa presso una banca, in realtà un istituto di credito a medio/lungo termine, nel settore crediti e ne ho, quindi, seguito le variegate vicende societarie sino a concludere la mia esperienza quale bancario in uno dei più grandi gruppi bancari nazionali. In questo ambito ho ricoperto il ruolo di consigliere nel consiglio di amministrazione del fondo pensione del gruppo bancario.
  • Come è giunto, quindi, all’ambito della gestione della previdenza? Circa sei anni fa ho lasciato la banca per assumere la direzione generale di un piccolo fondo pensione negoziale e quindi, un paio di anni fa, ho assunto il medesimo ruolo in un fondo negoziale di maggiori dimensioni.
  • Ha incontrato battute d’arresto nel corso della sua carriera? Quale pensa che sia il significato di questi momenti? Nella mia esperienza lavorativa ci sono stati momenti di difficoltà ed anche di vera e propria stasi. Non sono momenti piacevoli ma ti costringono a riflettere su ciò che stai facendo e su cosa vuoi essere.
  • Che ruolo ha avuto la fede nella crescita professionale? La fede ha un ruolo centrale soprattutto come lampada per i miei passi nel momento nel quale dovevo prendere decisioni rilevanti.
  • Come ha compreso quale fosse il suo talento? È, secondo Lei, qualcosa di cui si prende consapevolezza un po’ alla volta o qualcosa di evidente? Per quanto mi riguarda si è trattato di un percorso nel quale si è presa consapevolezza lungo il percorso stesso.
  • Cosa rappresenta per lei il lavoro? È una parte importante della mia esistenza, ma solo una parte di essa.
  • Cosa consiglierebbe ad un giovane che si trovasse a lavorare “contro i propri valori”? Talvolta ci sono delle situazioni nelle quali si deve dire di no. Si tratta dei momenti nei quali la fede assume un ruolo essenziale, anche consentendo di guardare oltre le difficoltà di quello specifico momento.
  • Qual è la sfida lavorativa principale che in questo momento vive e come la sta affrontando? In questo periodo, un tema di assoluto interesse è quello degli investimenti ESG, quindi gli investimenti rispettosi di criteri ambientali, sociali e di governance. Lo trovo un aspetto con grandi potenzialità per investire con attenzione ad altri aspetti oltre al ritorno economico che rimane ineludibile nella nostra attività professionale.
  • Come riesce a coniugare lavoro e relazioni e lavoro e fede? Ammetto di non riuscirvi sempre, ma il bilanciamento tra lavoro e famiglia, nonché tra lavoro ed i propri principi, costituisce, per quanto mi riguarda, la vera sfida posta dal lavoro.
  • Qual è il passo del Vangelo da cui ha attinto maggiore ispirazione nella sua vita professionale Sicuramente la parabola dei talenti che attribuisce a ciascuno di noi una grande responsabilità.
  • Qual è la lezione più preziosa che ha imparato nella sua storia professionale? La lezione più importante appresa sul lavoro è l’umiltà intesa come la comprensione dei propri e degli altrui limiti.
  • Cosa desidera dal suo futuro? Circa il futuro, impegnandoci nella vita di tutti i giorni, ci affidiamo al Signore.

Stefania Tessari
Marzo 2022

Intraprésa al 6° seminario nazionale di Chiavari.

Intraprésa, progetto della Diocesi di Verona, mette insieme vari imprenditori ed economisti per coniugare davvero fede e lavoro. L’esperienza ci è stata raccontata da Elisa Trivellin al termine del 6° seminario nazionale di Chiavari, tenuto dal 10 al 13 Marzo 2021.
Approfondimenti su
Youtube: https://youtu.be/UrWrK5GNRew
Facebook: https://www.facebook.com/watch/?v=398476898947495
Twitter: https://twitter.com/settsociali/status/1514235457227345926
Instagram: https://www.instagram.com/tv/CcSwZ6TKlV9/

Laboratorio sulla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

Un laboratorio di approfondimento in cui ogni partecipante è protagonista. La sesta serata di networking, tenutasi mercoledì 23 febbraio, è stata caratterizzata da un approccio laboratoriale e partecipato. Il focus della serata? Gli spunti offerti dall’ultima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani svoltasi a Taranto ad ottobre 2021. La serata è iniziata con un momento introduttivo animato da tre interventi. Don Renzo Beghini ha condotto un breve excursus storico sulla Dottrina Sociale della Chiesa, sottolineando come questa, a partire dalla sua genesi legata all’enciclica Rerum Novarum, abbia abbracciato sempre più sfere della vita, per giungere a ricomprendere, ai giorni nostri, anche l’ambiente con l’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.
Il secondo intervento, condotto da Riccardo Tessari, ha ripercorso, tramite la condivisione di spunti e di domande guida, le riflessioni emerse durante la settimana di Taranto. Come l’impegno lavorativo e personale può contribuire al cambiamento richiesto dalle questioni globali attuali? La necessità di riscoperta del senso e delle motivazioni, uno sguardo contemplativo sulla realtà, un approccio generativo all’impegno: questi i tre temi cardine su cui interrogarsi. Vittorio Zattra nel corso dell’ultimo intervento introduttivo si è concentrato sul metodo di validazione per candidarsi all’evento e di misurazione delle buone pratiche, riportando il caso For All, una delle quattro realtà selezionate. I partecipanti sono stati poi divisi in tre gruppi di lavoro, moderati dai giovani che hanno vissuto la settimana di Taranto. I gruppi si sono interrogati su alcune questioni: come “portare” la fede nel proprio lavoro? In quali contesti si incontrano maggiori difficoltà? Un referente per gruppo ha poi restituito l’evidenza più interessante di questa discussione. La serata si è conclusa con un piacevole aperitivo di networking.
Il prossimo networking laboratoriale si terrà in maggio 2022.

Stefania Tessari

 

Il coraggio di camminare (e sbagliare) “nel crepuscolo delle probabilità”: intervista ad Alberto Minali

Quando si cammina “nel crepuscolo delle probabilità”, e non “nella chiara luce del giorno”, i dati possono aiutare. Orientano, stimolano, suffragano, suggeriscono una strada, ma non possono sostituirsi alla curiosità, alle intuizioni, alla determinazione nel voler realizzare un “disegno”. Al coraggio di accogliere le possibilità che la vita ti offre. E, perché no, anche di sbagliare. Cosa può fare la differenza? “La consapevolezza che il fallimento di un’esperienza non è fatale, così come il successo non è definitivo”. Ad affermarlo è una persona che ha un notevole storico di successi alle spalle. Alberto Minali, già D.G. del gruppo Generali, e A.D. di Cattolica Assicurazioni, e ora A.D. di Revo SPAC, una nuova compagnia assicurativa, fondata di recente a Verona. La sua professionalità ha ricevuto un’ulteriore attestazione di merito, con la nomina a membro del Consiglio per l’Economia della Santa Sede.
Una chiacchierata colma di input, ispirazioni ed insegnamenti. E non sono insegnamenti privi di un’evidenza “scientifica”. Ciò che suggerisce il Dottor Minali è avvalorato da episodi e vicende che lui stesso ha sperimentato nel corso della sua carriera trentennale. Dati di natura empirica, insomma. Quello che è emerso dall’intervista è il profilo di un professionista che ha scelto di lavorare nella “realtà vera” e che non si è mai sottratto al rischio di commettere errori, al punto che oggi li racconta con affetto, e come momenti cruciali per la sua crescita umana e professionale. La chiave? “la consapevolezza che nessuno può farti male fino in fondo”. Ai giovani dice: “acquisite una forza professionale, più che una carriera, questo vi rende quasi invincibili”.
Insomma, la ricetta è chiara: “Se hai un po’ di scorza e adotti un approccio probabilistico, nel senso di capacità di affidarsi, da cosa nasce cosa”. E che cose… A quanto pare, è proprio così.
Ascoltiamo un po’.

  • Conseguita la laurea in Bocconi, ha intrapreso un dottorato a Yale, ma dopo sei mesi ha avvertito un dubbio interno sulla vita e sull’economia, me lo vuole declinare meglio?
    Tra le varie università in cui avevo vinto la borsa di dottorato, scelsi Yale. L’economia è una scienza sociale e nasce da una costola della filosofia morale. Nell’alveo delle scienze sociali, l’economia aveva sempre beneficiato di riflessioni filosofiche, storiche, sociologiche. I grandi economisti non erano stati dei matematici, ma degli studiosi del pensiero: Marx, Smith, Ricardo, Keynes… Ma, negli anni ’70 e ’80, l’economia ha iniziato a ricomprendere anche riflessioni quantitative, provenienti dalle hard sciences. Io, dopo aver superato gli esami del primo semestre a Yale, mi resi conto, con un certo scoramento, che avrei dovuto proseguire per altri tre anni e mezzo in un ambiente in cui l’economia era stata ridotta a risoluzione di problemi matematici. In Bocconi mi ero, sì, dedicato a studi quantitativi, di statistica, di matematica, di econometria, e di economico.
  • Dove ha attinto il coraggio di abbandonare una strada ambiziosa e tracciata per crearne una nuova?
    Vedevo Yale come una porta d’ingresso per un mondo interessante e prestigioso, quello accademico, ma capii che era spostato verso un approccio molto scollato dalla realtà. Mentre io volevo lavorare nella “realtà vera”. Compii un errore: mi dimenticai di mandare un fax alla banca che mi aveva dato la borsa di studio per dare notizia della rinuncia al dottorato. Ricordo ancora l’espressione del funzionario di banca che mi disse: “lei ci deve restituire 30 milioni di lire”. Iniziai la mia carriera, quindi, con questo grande debito, che poi mio padre riuscì ad onorare. L’altro errore che feci, più dovuto all’irruenza del carattere e della gioventù, che a volte ti fa vedere le cose in modo meno saggio: avrei potuto rimanere altri quattro mesi e ottenere il Master a Yale e sarebbe stato un grandissimo successo accademico.
  • Quanto ci ha messo a maturare la decisione?
    Un mese. Mi ricordo che la decisione nacque quando un professore di microeconomia a lezione ci disse: “Voi andate a bere la birra alla sera al bar qui vicino? Ecco, quando voi entrate, non ve ne rendete conto, ma in realtà state risolvendo questo triplo integrale”. Io ero portato per la matematica, però non avevo mai considerato che tutto si riducesse alla risoluzione di un problema o di un’equazione.
    Quindi, sono rientrato in Italia e ho lavorato un po’ con il Prof. Zamagni, in Università. Poi, nel maggio ’91, sono entrato in Generali.
  • Perché ha scelto proprio il mercato assicurativo come terreno dove esprimersi professionalmente?
    All’Università avevo sostenuto molti esami di statistica. E mi era piaciuto questo approccio statistico alla vita. Le scelte non devono essere casuali, certo, ma bisogna tenere presente che, nel mondo reale, ci si trova davanti ad una distribuzione di eventi. Puoi anche pensare di essere tu a scegliere la tua strada, ma la strada è legata, in qualche modo, anche alle situazioni e alle opportunità. Ad un disegno per chi ci crede. Quando è stato il momento di decidere che strada professionale intraprendere, i mondi possibili erano l’accademia, oppure il settore finanziario. Il Direttore degli Affari Esteri del Gruppo Generali mi impressionò per qualità tecnica ed intellettuale. Iniziai, quindi, la carriera estera in Generali.
  • Durante il suo intervento ha raccontato che l’esame di calcolo delle probabilità le ha cambiato la vita, mi racconta perché?
    Mi ha insegnato a non avere la certezza delle cose definitive. Il fallimento di un’esperienza non è fatale, così come il successo non è definitivo. La vita è fatta di circostanze ed opportunità, che sono tutte aperture sul mondo. Si deve avere un approccio probabilistico nel senso ampio del termine. Non c’è una strada unica. Non devi fare solo una cosa. Sto cercando di spiegarlo alle mie figlie. Quello che conta è rimanere aperto alle possibilità che la vita ti offre, avere curiosità e capacità di leggere i “segni dei tempi”, aver voglia di realizzare un disegno.
  • In che modo la probabilità è diventata il suo filtro e criterio di scelta?
    Se io avessi scelto una strada o l’altra, avrei determinato due tipi di carriere diverse. Penso a quando in Austria, dopo un training molto impegnativo, mi proposero di restare a Vienna. La strada la devi desiderare, certo, ma devi anche lasciarti guidare dagli eventi. Bisogna fidarsi di persone di riferimento e affidarsi. Ovviamente, nella misura in cui ti apri, ti esponi ad un rischio.
    La chiave è la consapevolezza che nessuno può farti male fino in fondo. Soprattutto se hai una professionalità. Su questo insisto molto con i giovani: acquisire una forza professionale, più che una carriera, ti rende quasi invincibile.
  • “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” è il passo della Bibbia cui è più affezionato. Che ruolo ha avuto nella sua vita la fiducia “in ciò che non si vede ma c’è”?
    Dà grande sicurezza. Io ho sempre avuto la certezza di questa presenza. Una delle mie letture preferite è Sant’Anselmo d’Aosta che affronta il tema della prova ontologica dell’esistenza di Dio. C’è una bellissima frase che ogni tanto mi ripeto. Definisce Dio come “Intimior intimo meo, superior summo meo”. Più intimo di quanto io sia con me stesso, più alto della mia parte più alta. C’è tutto in questa frase. Quando hai questa consapevolezza, cosa potrà mai essere il problema contingente? Si risolve.
  • Quando ha compreso quale fosse il suo talento?
    Non immediatamente. La scuola è un momento di confronto. Il talento, poi, matura nel tempo, con le esperienze, e se ne prende consapevolezza esponendosi a varie situazioni. È un mix tra capacità di costruirsi delle opportunità e saperle sfruttare. Quindi consiglierei ad un giovane di mettersi alla prova e di superare l’abitudine psicologica a non ammettere l’errore. Spesso nelle aziende arriva al vertice non chi non ha fatto errori, ma chi li ha meglio dissimulati. Così, però, non sei più in grado di prenderti rischi umani e imprenditoriali. Sei sempre compresso, attento e minimizzi il rischio. L’attitudine che ammiro nelle persone e che cerco nei miei collaboratori è quella di prendersi rischi nei propri ambiti di responsabilità.
  • Che impatti ha questa attitudine sulle imprese?
    È importante liberare le persone dalla paura ancestrale dell’errore. Una volta liberate, danno il meglio. Nessun errore è fatale e ti condanna per sempre. Avevo inserito tra i valori Cattolica: “Il coraggio di fare e di sbagliare”. Se hai il coraggio di fare, ma la paura di sbagliare, per il timore del giudizio, si crea un sistema autobloccante. Le aziende in cui prevale questo approccio muoiono. Bisognerebbe liberare le persone, a partire da quando si frequenta la scuola, da blocchi psicologici che impediscono l’iniziativa, educando agli errori. Non viviamo in un mondo deterministico, è tutto molto più grigio, imprevisto, incerto. Questo lavoro sulla psicologia delle persone è più importante di quello che si pensi. Così si abituano i ragazzi anche a viverla un po’ la vita.
  • Mi racconta la chiamata dal Vaticano?
    Stavo riguardando i compiti di chimica a mia figlia e arriva questa telefonata. Subito ho pensato ad uno scherzo. Monsignor Ferme, segretario del Consiglio per l’Economia, ha colto questo mio dubbio e mi ha rassicurato. “Il Santo Padre l’ha nominata nel Consiglio per l’Economia”. Mi chiese se accettassi questo incarico per cinque anni, e mi ha letto un testo in latino. Sono molto grato al Vescovo, che ha dato il suo benestare. Siedo nel Consiglio assieme ad altre sei donne laiche veramente brave e a sette cardinali con cui si lavora molto bene.
  • Come appare il Vaticano dall’interno?
    Il Vaticano è il quinto stato al mondo per normativa antiterrorismo e antiriciclaggio. È più avanzato di tanti stati europei. Sotto questo pontificato è stato realizzato un forte adeguamento agli standard e alle best practices. La cosa che mi infastidisce è vedere quanto è stato fatto in Vaticano e quanto poco la stampa ne parli.
  • Revo è la sua sfida lavorativa principale in questo momento: come la sta affrontando?
    Abbiamo racconto 220 milioni di euro capitale nel mercato finanziario. Revo è nata dall’idea di realizzare una compagnia di assicurazione che lavori sui rischi speciali che riguardano, in particolare, le soluzioni assicurative per le imprese. Mi riferisco ai rischi che riguardano i trasporti marittimi, i droni, il trasporto aereo, i satelliti, tutte le opere dell’ingegno umano, l’agricoltura, il mondo delle cauzioni per citarne solo alcuni. Si tratta di una somma di nicchie di mercato. Revo è una compagnia nuova che vorrebbe diventare in 5 anni leader di queste nicchie e un punto di riferimento tecnico nel mercato italiano.
  • Qual è la lezione più preziosa che ha imparato nella sua storia professionale?
    Tante sono le lezioni che la vita professionale ti elargisce. La lezione più importante è aver compreso quanto sia rilevante la voglia e la determinazione di riuscire ad implementare e realizzare una nuova idea. Di idee ce ne sono tante, i capitali si possono trovare, quello che cambia è la modalità di dare esecuzione a queste idee. Fare impresa richiede impegno nel mettere in piedi una squadra che rimanga disciplinata nell’esecuzione del piano. Questo ha a che vedere con il coraggio imprenditoriale, che è la “derivata” del sapersi prendere la responsabilità. Concretezza esecutiva e determinazione.
  • Cosa desidera dal suo futuro professionale, Dottor Minali?
    Schumpeter parla dell’imprenditore squattrinato che con un’idea rompe l’equilibrio, per poi crearne un altro più ampio. Quando vai a rompere un equilibrio, devi avere una grandissima forza. Revo è percepita da metà mercato come innovativa, dall’altra metà come “rompiscatole”. Noi vogliamo mettere a terra le cose. Per rompere l’equilibrio non serve solo forza economica, ma anche determinazione. E sono convinto che Revo non difetti né dell’una, né dell’altra.

Stefania Tessari
Ottobre 2021

 

Il talento da solo non basta – Intervista a Carla Cico

“Il talento da solo non basta”, è necessario sapersi misurare con il mondo. Carla Cico, top manager internazionale giudicata da Forbes and Fortune Magazines come “One of the most powerful women in international business”, ex AD di Telecom Brasile, è sempre stata consapevole di questa verità. Nata a Verona, dopo gli studi classici intuisce l’imminente sviluppo dell’economia cinese e decide, contro ogni aspettativa familiare, di proseguire studiando lingua e cultura cinese. Ed è così che la sua carriera inizia in Cina, terra “sconosciuta”, in cui però impara molto di sé, “sia come persona che come professionista”.
Carla Cico ha raccontato, all’incontro di networking Intraprèsa, il suo percorso professionale, ricco di stimoli, derivanti dalle numerose esperienze in Paesi con cultura differente, in Cina, Brasile, India, ed il giusto mix di competenze e di intuito. Già, perché, se le scelte devono essere data-driven, c’è anche “una parte che non può essere racchiusa in un dato: la parte emozionale di ogni individuo, che a volte può scompigliare tutte le logiche”.
Una ricetta, questa, cui è stata fedele anche nelle relazioni interpersonali, mettendo sempre al primo posto “i valori base”: il rispetto dell’altro, non essere avidi, sia in termini economici che di avanzamento di carriera, la fede, l’umiltà e la determinazione. Perché? Perché “tutto è passeggero, tranne chi tu sei”:

  • Le va di raccontarmi in breve le tappe fondamentali della sua storia professionale?
    Veronese di nascita, ho trascorso 25 anni della mia vita professionale all’estero. Ho vissuto 10 anni sia in Cina che in Brasile. Ho avuto, inoltre, il privilegio di lavorare in molti altri Paesi, tra i quali l’India, quando ricoprivo il ruolo di direttore M&A per una importante Azienda telefonica. Credo che questo sia l’aspetto più importante della mia carriera: avere avuto il privilegio di lavorare in Paesi con cultura differente, avere imparato a adattarmi a modi di vita e di pensiero differenti. Questo è certamente quello che mi definisce come persona e professionista, molto più dei ruoli e cariche che ho ricoperto o che ricopro oggi.
  • Come si è orientata nelle scelte che si è trovato di volta in volta ad affrontare?
    Dipende molto dalle scelte e dal momento. Per esempio, qualsiasi scelta di cambiamento professionale è sempre stata dettata dal volere fare cose nuove e dalla consapevolezza che nella posizione che stavo ricoprendo avevo imparato già tutto. Posizione e soldi non sono mai stati un fattore deciso per un cambiamento. Quando si è trattato di fare scelte operative/strategiche nello svolgere le mie funzioni, sono stata spinta un misto di competenze e anche di intuito, oltre a una valutazione delle persone coinvolte. Ritengo che sia fondamentale osservare e valutare l’aspetto emotivo di una persona e dare un valore allo stesso nel prendere una decisione. Anche nel business è importante rimettere la persona al centro.
  • Quale crede sia stato il momento fondamentale in questo percorso e come l’ha vissuto emotivamente?
    Il momento fondamentale della mia carriera è stato quando mi sono trasferita in Cina all’inizio della mia carriera. Come persona ho capito che potevo vivere in una situazione priva di qualsiasi comfort, compresa l’acqua calda per la doccia che era disponibile solo dalle 5:00 alle 6:00 am. E, come professionista, ho capito che avevo le qualità manageriali per potere continuare la carriera aziendale. Queste due cose non erano scontate, soprattutto la seconda. Inoltre, ho avuto la fortuna di lavorare con un “capo” che in 2 anni mi ha permesso di fare un percorso di apprendimento che in una situazione normale avrei fatto probabilmente in 7-8 anni. Questi due anni sono stati fondamentali per la mia crescita professionale e anche personale.
  • Ha incontrato battute d’arresto? Quale pensa che sia il significato di questi momenti?
    Si, ho avuto una battuta d’arresto che ha avuto un impatto importante sia sulla mia vita professionale che personale.
    L’ho affrontata come sempre affronto i problemi: dopo una prima fase di sconforto, mi sono rimboccata le maniche e ho ricominciato. Quando siamo messi di fronte a delle prove, sia a livello personale che professionale, credo sia importante trovare un segnale positivo, anche se a volte è molto difficile. In questo la Fede gioca un ruolo fondamentale, o per lo meno lo ha fatto nel mio caso: invece che andare dallo psicologo mi sono riavvicinata alla preghiera e questo è stato il risultato più importante e positivo di questa battuta d’arresto.
  • Le volevo chiedere, infatti, che ruolo ha avuto la fede nella crescita professionale?
    Io ho fatto un percorso a ritroso: pur non essendomi mai allontanata dalla Chiesa, per molti anni sono stata quello che definirei una credente “tiepida”. Tuttavia, sia nella mia vita professionale, sia nei comportamenti che nelle relazioni interpersonali, che nelle scelte ho sempre messo al primo posto i valori che mi erano stati insegnati. Quando da credente “tiepido”, ho messo la FEDE al centro della mia esistenza, ho ripercorso la mia vita professionale per analizzare il mio comportamento e posso dire che, pur non essendone consapevole, le mie scelte erano sempre state basate su valori forti, che mi hanno protetto da commettere errori irrimediabili. Questo è un consiglio che do ai giovani, sia fortemente credenti che “tiepidi”: ci sono alcuni valori base che devono essere sempre rispettati. Ne cito alcuni: il rispetto dell’altro, non essere avidi (sia in termini economici che di avanzi di carriera), rimanere umili.
  • Come ha compreso quale fosse il suo talento? È, secondo Lei, qualcosa di cui si prende consapevolezza un po’ alla volta o qualcosa di evidente?
    Solo quando mi sono trasferita in Cina ho capito che avevo del “talento”. Ad essere sincera, prima di iniziare a lavorare per l’Azienda per cui mi sono trasferita in Cina, non avevo nessuna idea né aspirazione per una carriera “corporate”! Tuttavia, non basta avere consapevolezza del proprio talento, perché il talento da solo non basta: deve essere accompagnato alla determinazione, al lavoro, al sacrificio e all’umiltà. Ho visto manager molto talentuosi fallire miseramente, una volta raggiunta una posizione di potere.
  • Come andrebbe usato il potere?
    Il potere, se gestito male, porta all’arroganza: questo vale per qualsiasi posizione di potere, perché il potere, come la ricchezza, è relativo per ogni persona. Il potere è una bellissima cosa, se usato bene: per questo, vedere persone con potere non usarlo o usarlo male mi fa arrabbiare. È importante quindi avere consapevolezza di se stessi e capire che il potere è uno “stato” passeggero, perché dato, ma non rappresenta quello che tu sei, perché una volta che non hai più il potere continui a essere te stesso e non sei sminuito.
  • Cosa rappresenta per lei il lavoro?
    Ho una grande senso del dovere: l’ho sempre avuto, fin dai tempi della scuola. Mi sono sempre applicata perché ritengo che sia un dovere svolgere bene le proprie mansioni, qualsiasi esse siano. Per me il lavoro non è mai stato un obbligo, ma un piacere. Credo che la società di oggi che parla più di diritti che di doveri dia dei segnali sbagliati alle giovani generazioni, creando una linea marcata tra lavoro e piacere. La qualità di vita di una persona dovrebbe essere bilanciata tra lavoro, famiglia e attività extra, dove tutte le componenti hanno lo stesso peso.
  • Cosa consiglierebbe ad un giovane che si trovasse a lavorare “contro i propri valori”? Come le consiglierebbe di affrontare questa difficoltà?
    Per me esistono pochi ma importanti valori sui quali non sono disposta a negoziare: onestà, integrità, e rispetto degli altri. Per il resto sono flessibile, nel senso che si possono trovare soluzioni alternative. Un esempio pratico: sempre più spesso mi trovo ad ascoltare commenti poco “simpatici” sulla Fede cattolica, anche negli ambienti di lavoro. Se questi commenti rimangono solo commenti e non portano ad azioni che vanno contro i miei valori, li accetto. Il più delle volte non entro nemmeno nella discussione, non per vigliaccheria, ma per praticità: cercare di convincere un non credente a credere, nello spazio di una discussione, è perdita di tempo, come cercare di convincere un interista a diventare juventino.
  • Qual è la sfida lavorativa principale che in questo momento vive e come la sta affrontando?
    Non credo che oggi ci sia una sfida più importante di un’altra: stiamo vivendo un periodo storico che nello spazio di 10 anni ha avuto un’accelerazione, cercando di distruggere tutti i valori su cui si è fondata la civiltà occidentale negli ultimi 2000 anni, compresa la Chiesa Cattolica. Da Dio-Uomo siamo passati a Uomo-Dio: l’uomo come unico artefice del suo destino, capace di risolvere tutti i problemi con l’aiuto della scienza. Ne abbiamo esempi tutti i giorni: la dichiarazione delle Nazioni Unite di risolvere il problema del clima entro il 2030, per esempio. Oggi è una sfida continua per chi crede, ma anche per chi, pur non credendo, non si è lasciato abbagliare dalla propaganda del Pensiero Unico. Per me questa propaganda è stata e continua a essere uno stimolo per continuare a crescere nella Fede e a rimanere fedele ai valori di cui sopra e, nel mio piccolo, cercare di dare un contributo pratico a promuovere i valori cattolici.
  • Come riesce a coniugare lavoro e relazioni e lavoro e fede?
    Sono una persona pratica e non intellettuale o contemplativa: sono semplicemente me stessa in qualsiasi sfera della mia vita.
  • Qual è il passo del Vangelo da cui ha attinto maggiore ispirazione nella sua vita professionale?
    Se dicessi che conosco le letture in maniera profonda direi una bugia! Quindi ho sempre preso come riferimento i 10 comandamenti: la prima vera lista di “Corporate Governance” mai stilata. E a questa lista faccio sempre riferimento. Peraltro, il Pensiero Unico ha come scopo rendere nulle tutte le Governance dei 10 Comandamenti, a partire dal: “Non avrai altro Dio fuori di me”. Questo significa che questa lista ha avuto e continua ad avere un’importanza fondamentale.
  • Qual è la lezione più preziosa che ha imparato nella sua storia professionale? Cosa desidera dal suo futuro professionale?
    Non c’è una sola lezione, ma se devo nominare la più importante per me, è quella di avere capito che tutto è passeggero, tranne chi tu sei. Credo che uno dei doveri di chi ha maturato esperienza sia di dare/condividere questa esperienza con le nuove generazioni: cosa che faccio con molto piacere ed entusiasmo, in varie sedi e contesti.

Stefania Tessari
Novembre 2021

Intervista a Stefano Nicolis, CEO di Nicolis Project.

“Connettersi al cuore, cercare di alzare il proprio punto di vista, chiedersi e comprendere quali siano le cose importanti e i valori della propria vita”: parole arricchenti, concetti guida, riflessioni profonde, approcci innovativi. Frasi che contengono la saggezza di chi ha investito in ciò in cui crede, ha saputo intravedere nuove strade, sempre coerentemente con i propri valori, e assecondare le proprie intuizioni. Di chi si è lasciato ispirare dai gesti e dalle parole dell’altro, dall’adesso. Di chi ha ricercato una “perfetta armonia” in uno spirito di trasparenza e rispetto nei confronti del prossimo, e ne ha raccolto i frutti. Ecco alcune delle conquiste in cui ci si imbatte se si ha la fortuna di scambiare qualche parola con Stefano Nicolis, CEO di Nicolis Project. Nicolis, da ragazzo appassionato di elettronica e tecnologia, negli anni 80, è diventato oggi imprenditore e visionario veronese nell’ambito dell’innovazione tecnologica applicata al settore dell’etichettatura nella GDO e della rilevazione delle variabili fisiologiche per sicurezza anti-covid.

  • Le va di raccontarmi in breve le tappe fondamentali della sua storia professionale?
    Ho iniziato dall’impresa familiare nel settore ufficio e scuola, ho studiato ragioneria, e sono sempre stato appassionato di elettronica e tecnologia. Nel 1982 ho iniziato ad importare le prime schede madri e computers, per aprire un negozio di informatica dove creavamo i primi computers rifornendo sia clienti privati che aziende per il materiale Hardware che per i servizi di assistenza tecnologica e networking. Nel 2003 ho aperto una mia nuova attività con un prodotto estremamente innovativo: le Electronic Shelf labels, Etichette Elettroniche da scaffale, ossia mini display digitali a batteria per sostituire i prezzi di carta con prezzi elettronici che si aggiornano automaticamente in modalità wireless. Il 2004 è stato l’anno della prima importantissima installazione di ESL nell’ipermercato Carrefour di Assago, a Milano, dove abbiamo installato 45.000 display ESL, sviluppando tutto il SW di gestione e integrazione con i dati Carrefour, le interfacce web based e sperimentando il 1° brevetto (ALAM Automatic LAbeling Machine), che ci ha dato nel tempo grande soddisfazione e ritorno economico)
    Poi il tempo è trascorso veloce, depositando 24 domande di brevetto, aprendo una filiale in Spagna, un ufficio di sviluppo SW in India 1 azienda di produzione in Cina e due aziende commerciali. Siamo 55 persone attive full time, senza contare la Cina, con un fatturato di quasi 20M nel 2020.
    L’anno scorso siamo stati scelti dalla banca Intesa San Paolo come Imprese Vincenti 2020, su 12 imprese nel Veneto e 2 su Verona. I nostri clienti sono principalmente la grande distribuzione alimentare e tutti i negozi dove ci siano esposti degli articoli a scaffale. Partiamo dall’idea, alla creazione dei prototipi HW (circuiti elettronici e FW), ai sistemi di aggancio a scaffale, alla produzione applicativi SW multipiattaforma, compreso assemblaggio e produzione di totem, Kiosk e comunicazione digitale interattiva. I progetti importanti in fase di sviluppo sono indirizzati ad aiutare l’evoluzione del negozio verso la digitalizzazione degli spazi fisici ottimizzando le risorse interne, per dare una miglior servizio ed esperienza emozionale al cliente, sempre più attendo e sempre più On Line.
     
  • Come si è orientato nelle scelte che si è trovato di volta in volta ad affrontare? Qual è stata la “bussola”?
    Prima di Giugno 2020, data in cui ho iniziato una significativa esperienza di “managerializzazione”, le scelte le ho spesso fatte “a pelle”, facendomi guidare dall’intuizione, mai mettendo il guadagno come primo elemento, ma come conseguenza del valore e delle azioni intraprese. La domanda che mi ha sempre accompagnato nella modalità di affrontare scelte e progetti è stata: “Di cosa abbiamo bisogno? come posso essere utile ai miei clienti? Quello che offro, vale di più di quello che chiedo?” cercando risposte oneste, condivisibili e costantemente spinto da un continuo miglioramento.
     
  • Quale crede sia stato il momento fondamentale in questo percorso e come l’ha vissuto emotivamente?
    Un coraggioso passaggio professionale è avvenuto quando ho scelto di iniziare a creare un nuovo prodotto che rappresenta la base del fatturato del nostro core business, circa 80%, instaurando un nuovo rapporto con un’azienda Cinese senza esperienza di prodotto e di installazioni. Ero in competizione con le tre aziende che detenevano il mercato mondiale con 18 anni di storia, successi e grande esperienza. Le variabili erano tantissime e di conseguenza i rischi, soprattutto per la grandissima responsabilità nei confronti dei collaboratori, dei nostri partners e dei clienti che ci avevano dato fiducia. Ho scelto per intuizione, senza un business plan, senza tabelle di calcoli, senza chiedere pareri ho guardato avanti e dato il massimo. Quando metti in gioco tutto quello che hai, dai il massimo delle tue capacità, seguendo la retta via, con uno spirito altruista è difficile sbagliare … perché, in ogni caso sarebbe comunque una importante esperienza di vita. Giudicare in modo negativo qualcosa che non è andato come avresti voluto è molto limitante. Tutti i momenti sono importanti, anche i piccoli gesti e le singole parole, a volte anche il solo sguardo possono influenzare i rapporti e generare le energie che poi permeano gli animi delle persone che ci circondano. Prima di tutto una grande attenzione “all’adesso/ora”, con un chiaro obiettivo di vita, prima ancora di quello professionale, come un faro che illumina il cammino. Riguardo al futuro: bisogna “occuparsi” con grand impegno, ma non “preoccuparsi”.
     
  • Ha incontrato battute d’arresto?
    Una situazione che mi ha segnato in modo molto profondo è stata nel 2004, quando mi sono staccato dall’azienda familiare e ho aperto la mia attività. Per una serie di eventi e coincidenze, è successo che 3 dipendenti su 5 assieme al mio fornitore unico si sono associati per farmi concorrenza, portandosi via tutti gli sviluppi software, la parte amministrativa e la parte commerciale. Sono stati momenti difficilissimi, accompagnati da azioni legali, durati circa 10 mesi… ma poi, all’improvviso la situazione si è ribaltata completamente e, grazie ad una acquisizione tra società a livello internazionale, noi siamo diventati i referenti e fornitori di chi ci aveva danneggiato. Questa esperienza mi ha segnato profondamente e lo considero un grande dono dalla vita. Io ero in torto all’inizio e ho attirato la stessa energia che ho generato e cioè chi me lo ha restituito. Ma poi, le cose sono cambiate ancora… Per questo ho deciso da quel momento di basare le relazioni su un comportamento etico e morale, di rispetto reciproco partendo dalla trasparenza dei rapporti e sul “dare prima di chiedere”.
    Per dare qualcosa gratuitamente, non servono grandi investimenti: Ti svegli la mattina e ringrazi la tua vita. Con questo senso di gratitudine che traspare dal tuo viso, stai già dando qualcosa al mondo gratuitamente e dunque sei pronto a ricevere. Ahahahha funziona!
     
  • Che ruolo ha avuto la fede nella crescita professionale?
    Vedo modi diversi di vivere la fede. Tra questi: pregare (affidandosi ad una figura di riferimento), per abitudine (ho sempre fatto così), chiedere (grazie e doni), donare agli altri per il piacere di sentirsi utili, vivendo in armonia e dando l’esempio… Piuttosto che comprendere le cose, mi chiedo sempre il loro senso. Per esempio, piuttosto che comprendere come funziona un “buco nero”, mi chiedo il senso del suo esistere. Spesso cerco il senso e il significato delle parole: Cosa significa “avere fede”? Avere fede, significa dare fiducia e seguire una strada perché credi. E se non fosse la strada migliore? E per arrivare dove? Mi sento attratto da tutto quello che non conosco e non riesco a ricevere con i miei 5 sensi. Le risposte della vita sono davanti a noi che aspettano di essere colte. Mi piace molto inventare, ma un giorno ho scritto questa frase: “Continueremo ad inventare fino a che scopriremo che il Tutto già esiste”
     
  • Come ha compreso quale fosse il suo talento?
    I talenti si scoprono mettendosi in gioco, senza aver paura di fallire, senza troppa paura di rischiare. Se hai troppa paura di perdere e ti proteggi, non sei aperto a ricevere. Alcuni talenti sono naturali, altri li acquisisci. Quando ami quello che sei e quello che fai, ti sintonizzi su quello che desideri ricevere e la vita di manda i suoi doni. Con l’impegno e la dedizione trasformi il dono in un talento.
     
  • È, secondo Lei, qualcosa di cui si prende consapevolezza un po’ alla volta o qualcosa di evidente?
    Il vero talento non risiede nel costruire cose, ma in quello che sei nell’affrontare il cammino. Quello che sei è per me più importante di quello che sai. La sapienza si acquisisce con l’impegno, la nostra essenza è il frutto delle esperienze vibrazionali del nostro passato. Il talento è la somma tra “quello che sei + quello che sai + l’impegno” e consiste nella capacità di adattarsi continuamente, di chiedersi sempre e comunque come posso migliorare. Molti si accontentano dicendo: “è buono abbastanza…”. Altri invece cercano la perfezione. La perfezione non è per gli uomini come li conosco, perché abbiamo tanti limiti. Il mio modello ispirazione del concetto di perfezione è la natura, perché in “perfetta armonia” con il tutto. La natura è però in continua evoluzione… La perfezione non è dunque un punto di arrivo, ma il come noi viviamo il momento. Ecco perché ritengo il processo più importante del risultato.
     
  • Cosa rappresenta per lei il lavoro?
    Una grande possibilità di esprimermi, di sentirmi utile agli altri edi mettermi in discussione. Un’opportunità di continua crescita delle mie capacità a servizio degli altri.
    Ho elaborato 3 livelli di attenzione nella vita. 1) cibare il corpo, ascoltandoci dentro, attraverso alimenti che lo rispettino, perché è la nostra dimora e ci sostiene. 2) cibare la mente, perché adora la creatività, plasmando e adattando pensieri e materia. 3) cibare l’anima, vivendo le diverse esperienza d’amore che danno un senso alla nostra vita per raggiungere la pace della perfetta armonia universale. Il lavoro è per me espressione di vita.
     
  • Cosa consiglierebbe ad un giovane che si trovasse a lavorare “contro i propri valori”? Come le consiglierebbe di affrontare questa difficoltà?
    Connettersi al cuore, cercare di analizzare la situazione in modo obiettivo e darsi delle priorità considerando i propri valori. Esprimere il proprio punto di vista e stato d’animo, cercando di essere centrato con se stesso e parlare con il cuore, aspettando il momento migliore, magari confrontandosi con qualcuno che lo possa capire. Ricordiamoci che quello che diciamo avrà un diverso effetto in relazione a quando, come e chi: dunque non arrivare al punto di esprimere uno sfogo sfogarsi, ma attendere il momento in cui si potrà ottenere l’effetto migliore… Quando sei una bella persona e hai un atteggiamento positivo e propositivo, tutto diventa più facile. Prima di chiedere cosa voglio, chiedersi che cosa do, e cos’ho di speciale per meritarmi quel lavoro. Se troverai comprensione: bene. Altrimenti bisogna avere il coraggio di cambiare! La passione più grande arriva quando riesci ad essere te stesso e fare quello che ami. Mi piace questa frase: “Do what you love, love what you do”.
     
  • Qual è la sfida lavorative principale che in questo momento vive e come la sta affrontando?
    La mia vita lavorativa è stata sempre intensa e piena di sfide e le abbiamo superate sempre con continui miglioramenti o successi. Il futuro della nostra società mi preoccupa relativamente, perché ce la siamo sempre cavata bene. Mi chiedo però: cosa succederà quando tante persone saranno in difficoltà, senza lavoro, senza dignità e sentiranno sconforto, dolore e rabbia? Il mondo sta cambiando troppo velocemente, basato su egoismo dei potenti che basano la ricchezza sul controllo delle masse e sul consumismo. Mi aspetto momenti di sofferenza, ma sono anche convinto che se l’uomo crea dolore e disarmonie, la vita, con il tempo, riequilibra tutto. Se noi diventeremo un virus per la terra, saremo spazzati via. La sfida dunque è crescere come azienda, perché questo è il mio ruolo e responsabilità, ma sempre attento e sensibile ad un futuro sostenibile, dove il centro non sono “io”, ma “noi”.
     
  • Come riesce a coniugare lavoro e relazioni e lavoro e fede?
    La vita deve essere un tutt’uno: scoprirne la missione, dargli un senso, identificare il ruolo nel quale ci dobbiamo sentire a nostro agio, esattamente noi stessi, felici di essere utili agli altri, impegnati a creare benessere, con la passione per la vita e per quello che fai. La fede significa per me “fiducia”, fiducia che l’universo è in perfetta armonia e che tutto è permeato dall’Amore di Dio che lo ha creato e il cui “Verbo” plasma e accoglie tutte le sue creature. Sento di essere connesso alla fede, quando mi faccio ispirare dalla natura nel trovare le risposte per la nostra esistenza.
     
  • Qual è il passo del Vangelo cui è più affezionato e perchè? Qual è quello da cui ha attinto maggiore ispirazione nella sua vita professionale?
    • Mi accompanga la frase: “Se non ritornerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”.
    • Mi muove la parabola dei talenti: abbiamo ricevuto il dono spettacolare della nostra vita. Mettiamoci all’opera per restituire, partendo da un: “grazie”.
    • Mi guida: “… chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Dona a chi non può contraccambiarti e così sarai beato.

     

  • Qual è la lezione più preziosa che ha imparato nella sua storia professionale?
    Esprimo alcuni pensieri…

     

    • Ho riadattato il proverbio: “Impara l’arte e… dimentica”. Se ti basi sul passato per creare il futuro, comprometti l’ispirazione.
    • Lasciare al proprio percorso di vita le persone che sono ferme sulla propria idea. Il nostro tempo è un bene troppo prezioso e ognuno ha diritto a a scegliere il proprio cammino.
    • Dai, prima di chiedere. Allena la bellezza del tuo cuore per crescere in sensibilità e empatia. Comprendere chi hai davanti, connettersi ai suoi bisogni e rispettarlo è un buon punto di partenza per farti ascoltare e accogliere.
    • Usare la parola magica, quando è connessa al cuore: “Grazie” e accompagnala con le azioni.

     

  • Cosa desidera dal suo futuro professionale e umano?
    Professionale: continuare a migliorare nel rispetto di tutto e di tutti.
    Umano: riuscire a vedere quello che è “invisibile agli occhi” e condividerlo a tutti per portare la nostra attenzione non solo su “chi siamo”, ma elevare la consapevolezza verso il “cosa siamo” , come cellula nella perfetta armonia del disegno universale, per creare un mondo d’amore.

Stefania Tessari
Novembre 2021

Intervista ad Andrea Pernigo (Just Italia)

Reinventare l’organizzazione. Come? Dotandosi di competenze sociali, di “automotivazione”, coinvolgendo le risorse e riconoscendo il prezioso valore che scaturisce dall’incontro con l’altro. Andrea Pernigo, imprenditore di riferimento della Valpantena e di Verona, tra i soci di Just Italia Spa e co-fondatore di molte società e start-up, ci racconta così la principale sfida del suo presente, raccontandoci da dove è partito e i doni che ha raccolto nel suo percorso umano e professionale, sempre in evoluzione.

  • Le va di raccontarmi in breve le tappe fondamentali della sua storia professionale?
    Sono curioso, con un pensiero in continuo movimento, ho uno spirito irrequieto, impaziente ed incostante che mi ha portato ad essere imprenditore e manager.
    Sono nato 49 anni fa, sono sposato con Erika e padre di Anita e Sofia. Vengo da Grezzana in provincia di Verona, la mia terra, dove nel tempo ho mantenuto il centro d’interessi e affari. La mia carriera è iniziata e prosegue nelle imprese del gruppo di famiglia. Mi sono occupato di diversi business, alcuni con discreto successo. L’esperienza più significativa resta sempre quella in Just Italia Spa, l’impresa di vendita diretta a domicilio di prodotti per l’igiene e la cura del corpo. Ho seguito la fase di startup delle filiali all’estero dapprima in Slovenia, Austria, Croazia e l’ultima in Spagna.
  • Come si è orientato nelle scelte che si è trovato di volta in volta ad affrontare? Qual è stata la “bussola”?
    Mi interessa la cultura d’impresa, lo sforzo della focalizzazione per individuare obiettivi chiari.
    Mi ha sempre guidato prima di tutto l’idea di essere imprenditore e non speculatore, di convincere e condividere, e, perché, no un pizzico di incoscienza ed un altro di coraggio.
  • Quale crede sia stato il momento fondamentale in questo percorso e come l’ha vissuto emotivamente?
    Non voglio citare un fatto preciso, un momento professionale o di vita particolare, la mia tutto sommato è stata un’evoluzione che penso sia stata lineare.
    Ogni diritto presuppone una responsabilità.
  • Ha incontrato battute d’arresto?
    Molte volte, spesso per impazienza o per ossessione per il controllo della gestione, o quando non ho preso decisioni indipendentemente dagli alti e bassi di mercato.
    E poi come diceva Churchill “il successo non è definitivo, il fallimento non è fatale: ciò che conta è il coraggio di andare avanti”.
  • Che ruolo ha avuto la fede nella crescita professionale?
    Mi sono sempre ispirato ai valori cristiani, ed ho avuto la fortuna di stare vicino a credenti, a persone che cercano l’amore di Dio e sono grate del dono della vita.
    Credo che professionalmente mi abbia portato a pensare al bisogno di fare il proprio dovere, di generare valore mettendo al primo posto i clienti, investendo nei collaboratori e nelle loro comunità.
  • Come ha compreso quale fosse il suo talento? È, secondo Lei, qualcosa di cui si prende consapevolezza un po’ alla volta o qualcosa di evidente?
    Non credo di avere delle doti speciali o dei limiti cognitivi. Come imprenditore mi sento un semplice custode di un’idea da portare avanti con impegno e sacrificio, a volte andando contro il proprio istinto. Ho notato che molte cose che ho fatto senza fare affidamento su pregiudizi hanno portato un impatto positivo, quindi ho fatto molto affidamento sull’automotivazione, alla capacità di rischio ed incertezza, come pure al dinamismo ed alla voglia di misurarsi, giorno per giorno, un po’ alla volta.
  • Cosa rappresenta per lei il lavoro?
    Il lavoro è dignità, è una grande opportunità, è passione e costruzione di valore nel tempo, è una spinta potente di progresso, è un grande progetto. L’azienda è il mio luogo di crescita personale e professionale e soprattutto di ricerca.
  • Cosa consiglierebbe ad un giovane che si trovasse a lavorare “contro i propri valori”? Come le consiglierebbe di affrontare questa difficoltà?
    Gli direi fermati e pensa, “out of the box”. La percezione dell’ambiente che ci circonda è un processo pieno di distorsioni e di complessità, bisogna quindi attivare la nostra capacità di osservazione, attraverso la nostra intelligenza, che è la nostra vera chiave. Bisogna avere consapevolezza, e le persone intelligenti sanno che non si conosce mai abbastanza.
    L’umiltà si accompagna all’intelligenza.
  • Qual è la sfida lavorativa principale che in questo momento vive e come la sta affrontando?
    La sfida più importante che stiamo vivendo è la trasformazione delle organizzazioni, quindi dico: reinventare l’organizzazione. L’imprenditore deve attrarre a sé persone di valore. Non posso fare tutto da solo, devo costantemente allineare le mie risorse alle effettive esigenze della mia attività, devo concentrarmi nella creazione di un mio ecosistema di collaboratori e di relazioni, devo avere un adeguato comportamento organizzativo, con le giuste deleghe, in estrema sintesi coinvolgimento.
    Ora servono nuovi modelli imprenditoriali di sviluppo e servono competenze sociali.
  • Come riesce a coniugare lavoro e relazioni e lavoro e fede?
    Ognuno di noi vive la fede a modo suo, frutto della propria visione del mondo e di una prospettiva di sviluppo. Personalmente, nel lavoro, sono scortato dalla mia etica, da una mia personale integrità, da una personale esperienza umana che cerco di mettere a disposizione per le migliori condizioni di benessere di tutti. Costantemente cerco quindi di creare valori condivisi, soprattutto di lungo periodo.
  • Qual è il passo del Vangelo cui è più affezionato?
    Sicuramente la Parabola dei Talenti.
  • Qual è la lezione più preziosa che ha imparato nella sua storia professionale? Cosa desidera dal suo futuro professionale (e umano)?
    La fortuna di incontrare persone diverse, fondamento di ricchezza e di cultura, mi ha fatto capire l’importanza di accettare l’opinione di tutti. Vivere in un ambiente in continuo scambio reciproco mi sta insegnando la capacità relazionale, che parte dall’umiltà.
    Vorrei essere sempre spinto da una forte propulsione al miglioramento, contro la mediocrità di modelli esistenziali falsi ed artificiali. Ci vuole tempo e disciplina.

Stefania Tessari
Novembre 2021

Presentazione Forall S.r.l.

Forall S.r.l. è un’azienda che produce apparecchi d’illuminazione. Nasce nel 2015 sul proseguo dell’attività di Novaluce, fondata nel 1987 a Bussolengo dai fratelli Braga. L’azienda aveva l’obbiettivo di costruire e fornire apparecchi per il settore del mobile e il contract alberghiero. Nei primi anni quindi si specializza nella realizzazione di lampade decorative costruite ad hoc sulle esigenze tecniche del committente o del progettista, cercando di mantenere un rapporto di qualità prezzo più vantaggioso rispetto a prodotti più riconosciuti dal consumatore finale.
La trasformazione da Novaluce a Forall è la storia di una rinascita di una piccola comunità aziendale.
L’introduzione della tecnologia a LED nel mercato globale stravolge anche il modo di concepire non solo la progettazione di un corpo illuminante, ma anche il modo di concepire l’illuminazione nell’ambiente e il modo di fare impresa. Novaluce era entrata in difficoltà economica e gestionale data dal repentino cambiamento, per cui c’era la necessità di far entrare nuove figure che avessero la volontà di investire nel futuro, e non perdere il saper “Fare Luce” e poter garantire una nuova avventura alla comunità lavorativa già presente, garantendo così la continuità dell’occupazione lavorativa. Con queste finalità nasce Forall. L’obbiettivo è di creare e consolidare un’equipe lavorativa dinamica con competenze trasversali, specializzata nella realizzazione di apparecchi d’illuminazione. La filosofia guida è che questi prodotti possano essere personalizzabili per ogni singolo progetto, e nello stesso tempo creino un ”modus operandi” replicabile in qualsiasi contesto progettuale. È la risposta all’esigenza odierna del mercato, che chiede lampade all’avanguardia che abbiano la possibilità di essere nel tempo aggiornate tecnologicamente, e con un prezzo che ne consenta la distribuzione in larga scala. Queste nuove buone pratiche introdotte dal management sono per noi la risposta ad un nuovo approccio al mercato, dove l’attenzione alla sostenibilità non solo del prodotto ma nel “fare azienda” è necessaria e deve essere incarnata globalmente nell’impresa.
Da questa volontà ne consegue il sogno imprenditoriale: Forall deve realizzare un profitto annuale utile per la costruzione di un’impresa integrale a servizio di una comunità. Un’ impresa di comunità è il luogo dove tutti gli stakeholder interni ed esterni all’azienda, a seconda della loro mansione e ruolo, possono trarre dal proprio lavoro quotidiano il frutto per la costruzione della loro vita familiare, e nello stesso tempo, grazie alle logiche operative introdotte in azienda, creino una comunità lavorativa che sia al servizio del cliente e riconosciuta tale per l’alta professionalità messa a disposizione di tutti. A Taranto andremo con questo spirito, testimoniando che questo approccio alla vita d’impresa non solo è possibile, ma funziona, ed è pure bello.

Alberto Cetti
Ottobre 2021

Fare impresa come testimonianza

È stata un’esperienza arricchente quella vissuta con alcuni manager di Pedrollo S.p.A. per la compilazione della candidatura come buona pratica per la prossima settimana sociale di Taranto. Non una sorpresa, certo. La storia dei Pedrollo è un pezzo della storia dell’economia ma anche della Chiesa veronese che mostra come un’educazione, una fede cristiana e un’esperienza di vita possano diventare un’organizzazione, un’impresa, un modello di creazione di valore condiviso e diffuso. Dal racconto che abbiamo ascoltato è emerso come l’attenzione ai bisogni, la perseveranza nello scoprire e coltivare i talenti, la distribuzione di ricchezza in fornitori locali e il desiderio sincero di migliorare le condizioni di vita di chi si incontra, siano le basi sulle quali si è costruita una delle realtà imprenditoriali più famose dell’Est Veronese.
L’attenzione al bisogno, in particolare a quello più elementare per la vita di ciascuno di noi, ha generato quell’intuizione di Silvano Pedrollo che, ben 45 anni fa, iniziò a viaggiare negli angoli del mondo che più avevano bisogno di un bene essenziale come l’acqua, proponendo nuovi modi efficaci e creativi per ottenerla facilmente. Da quell’atteggiamento di creativa proposta volta alla soddisfazione di bisogni storicamente radicati, si generarono energie e stimoli per iniziare a organizzare filiere di produzione di soluzioni che permettessero all’uomo di avere acqua sempre più facilmente. Modello perpetuato ed evoluto dalla seconda generazione della famiglia. Ciò, con tutte le difficoltà che comporta il voler costruire una comunità organizzata di lavoro che risponda ai desideri e alle aspettative di un mercato sempre più veloce ed esigente e volendo mantenere le sedi aziendali in Italia. Qui entra in gioco un ulteriore caratteristica evidente di Pedrollo: la perseveranza. Caratteristica che, spesso, necessita di relazioni consolidate, di capacità di creare empatia e fiducia attorno a sé, e di individuare i talenti e le capacità personali. Tutti aspetti che un’impresa abbisogna per affrontare i momenti più complessi, senza restarne irrimediabilmente condizionata.
Infine, la testarda volontà di influire positivamente sulle vite delle persone che si incontrano. E questo non riguarda solo i 500 dipendenti che contribuiscono alla storia della Pedrollo, ma anche le tantissime comunità della parte più povera del mondo che hanno beneficiato delle soluzioni da essa elaborate, spesso in maniera gratuita. Tutto ciò da una profezia: “Vedrai quanto bene farai con quegli attrezzi lì”. Una profezia che si è fatta testimonianza.

Beatrice Scappini
Ottobre 2021

Un’Intrapresa per cui (vale la pena) spendersi

Il progetto “Intrapresa”, avviato dalla Fondazione Toniolo nel 2019, sarà una delle buone pratiche che la nostra Diocesi presenterà alla prossima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani di Taranto. Esso ha permesso finora di costruire una rete di più di 200 giovani imprenditori, professionisti, manager e studenti che mensilmente si trovano per ascoltare delle testimonianze di vita, carriera e fede o per confrontarsi su idee e progetti ispirati alla dottrina sociale della Chiesa. Il format finora utilizzato, ossia l’ascolto e il confronto con persone che hanno trascorso un’intera vita cercando di integrare le proprie convinzioni, le proprie aspirazioni e le proprie azioni, ha permesso di avviare relazioni nuove tra giovani provenienti da categorie e settori diversi e di far nascere nuove idee su attività concrete che generino un contributo per la città. La convinzione di fondo dalla quale siamo partiti è che esiste una nuova generazione di veronesi che non si accontenta di utilizzare i propri talenti e i frutti dei propri percorsi formativi solo per fare carriera, ma che vorrebbe generare un impatto positivo e integrale nelle comunità nelle quali ha scelto di costruire la propria famiglia. Per fare ciò, si sono ipotizzati tre modi: condividere storie, consolidare relazioni e avviare progetti che diventino buone pratiche replicabili. La prima azione consiste nel condividere esperienze di persone più mature che hanno cercato di rispondere alle sfide in contesti e momenti diversi, per trarre ispirazione, porre domande scomode a cui ancora non si è trovata risposta e mettere in comune difficoltà o rischi che ancora non si è riusciti a correre.
La seconda, invece, è fondamentale per creare quelle basi solide e quegli anticorpi efficaci che permettono di costruire percorsi professionali e personali generativi, senza incappare nei rischi di arrendevolezza o distorsione valoriale che la vita può presentare. La collaborazione con persone di cui ci si fida, la continua ricerca del confronto, la sfida di intraprendere le scelte più importanti della propria vita assieme ad altri sono ciò a cui vogliamo appassionare coloro che frequentano i nostri incontri.
La terza, infine, è la vera misura di efficacia del progetto. Se gli incontri vissuti, le parole scambiate, la fiducia costruita si faranno opera, segno di nuova incarnazione dei valori cristiani – dai quali tutto ciò è sorto – allora significa che il tempo che abbiamo dedicato, avrà portato i suoi frutti e che le soddisfazioni e l’arricchimento che abbiamo percepito alla fine di ogni nostro ritrovo, erano effettivamente segni di consolidamento delle nostre motivazioni. Questa è l’Intrapresa in cui speriamo di riuscire.

Riccardo Tessari
Ottobre 2021

Intraprésa non si è mai fermata
In preparazione della Settimana Sociale di Taranto 2021

Intraprésa che rappresenta l’area lavoro della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Verona che fa capo a Fondazione Toniolo, dal 2019 si occupa di coinvolgere giovani economisti ed imprenditori per confrontarsi su come: coniugare il “fare il Bene” con le regole e i limiti dell’economia; vivere la propria fede nel lavoro; ideare nuovi modelli e paradigmi economici più umani, eticamente responsabili e rispettosi del creato. Da Settembre 2020 ha ripreso le attività grazie alla creazione della squadra di coordinamento chiamata “La Segreteria”, composta da 12 giovani-adulti economisti e lavoratori che per primi approfondiscono e cercano di vivere nella propria vita la DSC (Dottrina Sociale della Chiesa) e argomenti affini. I 12 giovani donne e uomini sono visibili con una propria descrizione sul sito La Segreteria – Fondazione Toniolo, essi provengono da esperienze lavorative varie e molti di loro stanno costruendo la propria famiglia, ognuno di loro in questi mesi si è dedicato allo sviluppo dei progetti che caratterizzano Intraprèsa, in particolare le serate di Networking, i gruppi d’azione, e la collaborazione con il Centro pastorale adolescenti e giovani della diocesi per il percorso Economy off/on. La segreteria si ritrova mensilmente per una riunione operativa e soprattutto per confrontarsi sulla lettura di un testo che esplichi la DSC e ci si confronta per poter essere testimoni sia all’interno delle attività di Fondazione Toniolo sia nella propria vita sociale/lavorativa
Le serate di networking è l’attività che ad oggi, pur con tutte le difficoltà della pandemia che hanno costretto ad organizzare 4 serate su 6 online, ha riscontrato grande interesse con numerose iscrizioni e nuove persone che si avvicinano a questi temi, fino ad arrivare ad aver coinvolto circa 160 persone in complessivo tra le varie serate. Gli ospiti finora sono stati in ordine cronologico Donato Didonè – AD di Aia S.p.A., Thomas Ambrosi – imprenditore in ambito di innovazione agricola fondatore di ONO Logistics, Barbara dalle Pezze – coach internazionale, Andrea Battista – imprenditorie in ambito di assicurazioni ad alto contenuto tecnologico in Net Insurance. Questi incontri cercano di avere come ospite persone di fede che eccellono nel loro settore lavorativo portando la loro testimonianza di come vivono la DSC e l’equilibrio vita-casa-lavoro-fede, con tutte le sfide a ciò correlate. Questo è il valore aggiunto di Intraprèsa parlare di lavoro in modo innovativo tenendo al centro la fede e le relazioni, parlando quindi del senso della vita portato nel lavoro. Le serate proseguiranno nei mesi di Aprile e Maggio con altri due ospiti imprenditori del territorio veronese. Ogni persona che si iscrive ha accesso agli incontri registrati e disponibili sul canale youtube di Fondazione Toniolo e alle slide riassuntive della serata disponibili in una cartella condivisa.
La collaborazione con il Centro pastorale adolescenti e giovani ha dato molti frutti, permettendo ai giovani della segreteria di Intraprèsa di essere testimoni di come loro stessi vivono la DSC nella loro vita, mettendo a frutto il percorso formativo e spirituale che stanno svolgendo insieme e donando le proprie risorse ai giovani che hanno aderito al corso “Economy off/on”, percorso che si è basato sul libro Docat e sulle testimonianze e formazione fornite da Intraprésa.
Infine il Gruppo D’azione che è stato attivato quest’anno riguarda la compliance cioè come poter misurare la DSC nelle imprese e come poter riconoscere e creare dei modelli aziendali che siano coerenti con la DSC. Questo gruppo insieme alla segreteria sta dialogando con la commissione organizzativa della 49^ settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà a Taranto il prossimo Ottobre 2021. Alcuni giovani si stanno occupando di candidare realtà aziendali, comunali, ecclesiali e del terzo settore all’evento di Taranto per poter portare virtuosi esempi veronesi di realtà sociali ed economiche che incarnano nei propri processi la DSC.

Beatrice Scappini
Aprile 2021

La fede è la chiave interpretativa fondamentale delle vicende umane Intervista ad Andrea Battista

Andrea Battista Amministratore Delegato di Net Insurance S.p.A. è stato ospite di Networking l’appuntamento mensile con imprenditori, dirigenti, professionisti organizzato da Intrapresa. Si tratta di storie di persone che nella loro vita professionale cercano di coniugare lavoro e fede, economia e valori, impegno professionale e dimensione spirituale nella convinzione che non sono due aspetti contrapposti o separati ma dimensioni diverse di un unico impegno per far bene e far star bene. Lo studio, il lavoro da manager e la dimensione imprenditoriale. E poi? L’atteggiamento positivo verso qualunque persona ed esperienza, il desiderio di cimentarsi in nuove avventure professionali, di guardare oltre, di scegliere strade non battute, lasciandosi sempre ispirare orientare dai propri valori, dalla fede. La vera bussola. È tra queste tappe fondamentali che si snoda la storia professionale e umana di Andrea Battista. Una storia che si innesta su una salda consapevolezza: l’innovazione può costituire un’occasione per far fiorire la libertà e di creatività umana

Quali sono stati i momenti più significativi della sua storia professionale?
Se dovessi sintetizzare citerei sicuramente la Laurea in economia in Luiss, l’incarico di amministratore delegato di Aviva e infine l’acquisizione di Net insurance, che si tratta di un’“avventura” tutt’ora in corso peraltro. Eurovita è rilevante sotto un altro punto di vista

Come si è orientato nelle scelte che si è trovato di volta in volta ad affrontare? Qual è stata la “bussola”?
I nostri valori sono sempre la bussola in tutte le circostanze, il lavoro non può e non deve fare eccezioni. A volte mi chiedo perché questa domanda ricorra così frequentemente. La mia esperienza è che il conflitto non è così necessariamente ricorrente.

Quale crede sia stato il momento fondamentale in questo percorso e come l’ha vissuto emotivamente?
Il passaggio all’attività imprenditoriale indubbiamente spicca ai fini di questa domanda e va ricollegato al lavoro di Eurovita con il noto fondo americano di J.C.Flowers. Sarebbe assurdo dire che non ci fosse apprensione nei lunghi mesi di negoziazione e poi di attesa dell’autorizzazione IVASS. Ma anche molta convinzione e speranza hanno animato quei momenti. E questo approccio ha guidato verso il risultato.

Ha incontrato battute d’arresto?
Direi di sì. Forse per fortuna, perché le cosiddette battute d’arresto sono momenti di riflessione sul percorso che si è intrapreso, sull’opportunità o meno di cambi di direzione. E non solo. Sono anche occasioni per allargare i propri orizzonti di impegno, lavorativo e non. In questi momenti sono riuscito, ad esempio, a prendermi del tempo per diventare anche uno scrittore o per sistematizzare le mie conoscenze teoriche nei campi di interesse professionale.

Che ruolo ha avuto la fede nella crescita professionale?
È la fonte primaria di valori morali cui ispirarsi, la chiave interpretativa fondamentale delle vicende umane, ciò che dà senso anche alle vicende più piccole.

Come ha compreso quale fosse il suo talento? È, secondo Lei, qualcosa di cui si prende consapevolezza un po’ alla volta o qualcosa di evidente?
Sicuramente accade gradualmente, e anche per eventi specifici, purché non si rinunci mai a riflettere su ciò che avviene e a inserirlo in un quadro morale ampio e definito.

La sua professione prevede l’attenta e consapevole gestione dei rischi, perché è affascinato da questo ambito? Come ha capito di volersi dedicare a questa professione?
Ha pesato il fascino dell’incerto, di un settore in cui il costo dei fattori produttivi è noto alla fine e richiede, quindi, strumenti scientifici sofisticati di cui non si può fare a meno. Inoltre, anche il fatto che non fosse in cima alle preferenze lavorative di molte persone con il mio stesso background di studio mi affascinava. Non sono mai stato per seguire la corrente e la strada più battuta… poi c’è anche un po’ di casualità che incide sulla maturazione delle scelte.

Cosa rappresenta per lei il lavoro?
La principale occupazione della giornata e della settimana in termini di ore e il principale ambito terreno e la fonte di realizzazione umana. Ma rappresenta anche la partecipazione al disegno creativo. Dimensione laica e dimensione soprannaturale si devono compenetrare.

Cosa consiglierebbe ad un giovane che si trovasse a lavorare “contro i propri valori”? Come le consiglierebbe di affrontare questa difficoltà?

Gli consiglierei di cambiare contesto: capo, organizzazione, ruolo, ad esempio. Ovviamente più si è giovani, meno è difficile. E vale in ogni caso, anche se si pensa che lavorativamente il contesto non sia utile a realizzarsi e a crescere. Cambiare quando non vi sono le condizioni per rimanere è un atto di coraggio, se non si ha paracadute, ma di solito paga.

Qual è la sfida lavorativa principale che in questo momento vive e come la sta affrontando?
Sto cercando di realizzare il progetto incardinato nel piano industriale di Net insurance, l’affermazione di un innovativo player nel campo della protezione assicurativa in Italia, in un contesto di forte cambiamento sotto il profilo regolatorio, di mercato, di paradigma tecnologico, e non solo, che è la fonte dell’opportunità imprenditoriale.

Come riesce a coniugare lavoro e relazioni e lavoro e fede?
Non credo ci sia una ricetta magica. Forse perché, se correttamente intese, queste dimensioni non sono naturalmente in contraddizione, ma destinate a rinsaldarsi e rinforzarsi reciprocamente. Non credo in difficoltà straordinarie ma nella pacata e serena ordinarietà.

Qual è il passo del Vangelo cui è più affezionato e perché? Qual è quello da cui ha attinto maggiore ispirazione nella sua vita professionale?
Quello in cui Gesù dice di “Dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Mi sembra la base della riconciliazione tra vita sociale ed economica da un lato e dimensione spirituale.

Stefania Tessari
Aprile 2021

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