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PAGINA DI PROVA

Questa è un bozza per vedere come potrebbe essere integrata la rivista nel sito della Fondazione Toniolo

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La Società numero 1/6 2020 – € 5,00

EDITORIALE
Don Adriano e la Dottrina sociale della Chiesa di Claudio Gentili

RICERCHE
L’economia civile nella tradizione medievale cattolica di Flavio Felice
Il francescanesimo sociale dell’Ottocento di Oreste Bazzichi
Sostenibilità: le dimensioni “sociali” ed “ecologiche” del mercato di Markus Krienke
L’economia di Francesco: res novae per la Dottrina Sociale della Chiesa? di Giorgio Mion

STUDI
Etica e diritto all’alimentazione di Mario Toso
La spogliazione di Francesco d’Assisi di Elisabetta Lo Iacono

AGORÀ
Cooperative e imprese nella Costituzione di Emanuele Cusa  
Economia e società: la ricetta ecologica di Papa Francesco di Bruno Di Giacomo Russo
La mobilità e lo spreco di capitale umano e morale di Giuseppe Notarstefano

IN RICORDO DI DON ADRIANO
Il sapere, il saper fare, il saper far fare di Pietro Parolin
Cultura e presenza di Renzo Beghini
Don Adriano e la Fondazione Segni Nuovi di Alberto Stizzoli

DOCUMENTI
Lettera di Papa Francesco per l’evento Economy of Francesco

STRUMENTI
30. Le fonti della DSC – Enciclica di Giovanni Paolo II: Redemptor hominis di Oreste Bazzichi

EDITORIALE

Don Adriano e la Dottrina sociale della Chiesa
di Claudio Gentili
Direttore de “La Società”

Il primo numero del 2020 della nostra Rivista è dedicato al tema del grande evento che si terrà il prossimo novembre ad Assisi su “Economy of Francesco” (a causa del Covid19, inizialmente previsto per marzo, l’incontro è stato posticipato) e ospita saggi e riflessioni sul rapporto economia, ecologia, bene comune. È curato sul piano scientifico da Oreste Bazzichi. Mentre mi accingevo a scrivere l’editoriale, ci è giunta la grave notizia della perdita del nostro Don Adriano Vincenzi e, d’accordo con la redazione, ho deciso di dedicare questo editoriale alla sua persona di infaticabile animatore per oltre vent’anni della nostra Rivista, della Fondazione Toniolo, dei Gruppi DSC, e di ben nove edizioni del Festival della Dottrina sociale.
Don Adriano Vincenzi, dopo una lunga malattia vissuta nella discrezione e nell’infaticabile amore per il dono della vita, si è spento a Verona il 13 febbraio 2020. Nato a Verona nel 1952, viene ordinato sacerdote il 25 giugno di quarantatré anni fa. La sua attività si esplica nella formazione dei giovani alla coscienza sociale e trova nelle lunghe estati di Sfruz la sede per uno straordinario impegno di vicinanza spirituale ai giovani.

Nel 1989 si laurea in psicologia. Curato a San Giovanni Lupatoto e poi a Desenzano, diventa parroco di Castiglione, poi di San Zeno alla Zai e infine dei Santi Apostoli.
Con amici, collaboratori, imprenditori, crea la fondazione Segni Nuovi. Nel 1994 viene nominato direttore dell’Ufficio per la Pastorale del lavoro. Dal 1997 al 2019 è Presidente della Fondazione Toniolo. Crea a Verona la Scuola diocesana di formazione all’impegno sociale e politico. Ma Don Adriano non è soltanto un prete veronese. A Roma insieme con Mons. Nicora è tra gli ispiratori di Retinopera. Poi diventa assistente di Confcooperative e dell’Acai. Infine, consulente ecclesiastico dell’UCID. Nel 2011 fa nascere a Roma l’Alta Scuola di formazione per la DSC e i Laboratori della DSC. Ma l’opera a cui teneva di più è il Festival della Dottrina Sociale della Chiesa, iniziato proprio nel 2011 e che ha avuto l’opportunità, per ben sei edizioni, di essere inaugurato da un videomessaggio di papa Francesco. Come ha ricordato il Vescovo di Verona, Giuseppe Zenti, Don Adriano aveva un particolare genio e una straordinaria sensibilità verso gli aspetti sociali del vivere umano. Nella Dottrina Sociale della Chiesa ha trovato la chiave per coniugare la luce della Parola di Dio, con l’economia, la politica e la società.

È stato il mio amico di tante battaglie culturali in Gioventù Aclista negli anni Settanta, Gianni Mantovani, oggi Direttore Generale di VeronaFiere, a farmi conoscere questo straordinario testimone della DSC nel 2002 a Collevalenza di Todi quando, insieme a Mons. Nicora, contribuì alla nascita di Retinopera. In quel primo incontro, Don Adriano mi chiese di diventare Direttore de «la Società» e, in questi quasi vent’anni, mi ha sempre sostenuto e incoraggiato, lasciandomi sempre libero nelle scelte editoriali. Don Adriano era un uomo carismatico. Sapeva mettere insieme forze produttive, istituzioni, realtà sociali, per una autentica condivisione dei valori orientati alla dignità della persona. Era un grande tessitore di relazioni. Conosceva bene il mondo economico, quello finanziario, il mondo del sindacato e quello della cooperazione. Il Presidente di Confcooperative Maurizio Gardini lo ricorda come uomo di straordinaria saggezza e profondo impegno. Don Renzo Beghini, che da Don Adriano ha preso il testimone come Presidente della Fondazione Toniolo nel 2019, ricorda Don Vincenzi per la sua capacità di mettere insieme Vangelo e vita sociale, mobilitando coscienze, suscitando speranze, grazie alla sua profonda spiritualità e alla sua capacità di dialogare con i laici. Paolo Bedoni, Presidente di Cattolica Assicurazioni, è uno degli amici più autentici di Don Adriano e lo ricorda per la spinta che dava a tutti a mettersi in gioco e a realizzare progetti per il bene comune.

Don Adriano era un uomo del fare, senza tanti clamori, così lo ricorda Alberto Stizzoli, Vicepresidente di Segni Nuovi, e il fare per lui non era sterile attivismo, ma espressione concreta di coscienza sociale e di vita interiore. Il Cardinale Pietro Parolin, nel messaggio in occasione dei funerali che si sono svolti il 17 febbraio nella basilica di Santa Anastasia a Verona, ne ha tratteggiato un ritratto eloquente: il rapporto stretto con il Vescovo Attilio Nicora, con le comunità parrocchiali di cui è stato pastore, con le realtà dell’artigianato, dell’imprenditoria, della cooperazione e del volontariato.

Il frutto maturo del cammino di sequela di Cristo è stato senza dubbio il Festival della DSC. Vorrei sinteticamente ripercorrerne la storia. La prima edizione si svolse nel settembre del 2011 con una prolusione del filosofo Vittorio Possenti che ebbe a ricordare che il Festival non nasceva dal nulla, ma aveva alle spalle una storia, persone, volti, attività, speranze, e che intendeva proseguire, in modo da diventare un evento ricorrente, un luogo di incontro, di sintesi, di motivazione, cementato dall’amicizia. La Dottrina Sociale passa dalla speculazione teorica al “concreto vivente”, che richiede alle persone che le si accostano umiltà e autenticità spirituale. Il Festival del 2012 coincise con il 50mo anniversario del Concilio Vaticano II. Ed è diventato una sorta di “Cernobbio dei cattolici”. Un luogo in cui si incontrano operatori del volontariato, imprenditori, docenti, professionisti, studenti. Una occasione per fare festa, riflettere, incontrarsi, far uscire la spiritualità dai cancelli delle Chiese e diffonderla “in mezzo alla gente”. Con la terza edizione del Festival nel 2013 cominciano i videomessaggi di papa Francesco, che si ripeteranno ogni anno fino al 2019.

Nel 2014 nella quarta edizione, si mette a tema il primato del tempo sullo spazio e nel 2015, nella quinta edizione, il primato della realtà sull’idea. Tutti temi cari al papa argentino. Il sesto Festival nel 2016 ha come tema: “in mezzo alla gente”. È la Chiesa in uscita. Attraverso la Dottrina Sociale l’uomo scopre la parte che gli è più intima: essere un fratello per l’altro. È il Festival introdotto da una prolusione di Mons. Dario Viganò. Fedeltà è cambiamento nel 2017 è il tema del settimo Festival. Nel 2018 il Festival mette al centro il tema della libertà come rischio da correre. E infine l’ultimo Festival, il IX, quello che si è svolto nel novembre dello scorso anno, aveva come titolo “Essere presenti: polifonia sociale” e si è concluso con la sottoscrizione della Carta dei Valori.

Concludendo l’edizione del 2018 Don Adriano ci ha consegnato un tesoro di sapienza spirituale condensato in tre parole chiave: leggerezza, seminare, lievito. Oggi, ci diceva Don Adriano, corriamo il rischio dell’attivismo. Essere leggeri significa non venire trascinati dalle cose, ma seguire la luce dell’ispirazione. La pesantezza ci sovrasta quando facciamo azioni senz’anima. La leggerezza è fatta di azioni che partono sempre dal cuore. Ci si preoccupa troppo del risultato e poco della semina. L’atto del seminare contiene il segreto della vita che è il dono. Noi seminiamo e il frutto viene da sé.

La parola che Don Adriano negli ultimi anni continuava a ripeterci come un mantra è lievito. Il lievito ha una caratteristica fondamentale: è sempre poco rispetto alla pasta. Questo ci libera dal bisogno di essere tanti, potenti, di essere maggioranza. In una società sana contano le persone vere, libere, leggere. Per essere lievito non c’è bisogno di contarci ma c’è bisogno di essere veri e liberi. La libertà cresce attraverso la costante scoperta della verità di Dio e della verità di noi stessi.

L’ultimo discorso pubblico di Don Adriano è stato svolto domenica 24 novembre 2019, in occasione delle Conclusioni del IX Festival della DSC, e che abbiamo pubblicato nel numero scorso della nostra Rivista. Possiamo considerarlo il suo testamento spirituale. E infatti, il giorno dopo la conclusione del Festival, Don Adriano senza clamori e con la discrezione che lo ha sempre caratterizzato è entrato in ospedale per l’ultima lotta con la sua malattia e il Signore, dopo alcune settimane, lo ha chiamato a sé, lasciando orfani i tanti di cui era padre.

Nel suo ultimo discorso ci ha richiamato ad applicare lo stile della DSC senza tanti giri di parole: costruire insieme, non lavorare contro, non distruggere, evitare i personalismi, scegliere il bene della comunità. Con parole che illuminano la straordinaria personalità di Don Adriano Vincenzi, il Cardinal Parolin ha scritto: “Immerso nella vita Trinitaria, il ministero di Don Adriano si è caratterizzato per una grande capacità di riconoscere e valorizzare le differenze e le competenze specifiche di ognuno all’interno di una visione unitaria e di costruire legami e reti. Ora è necessario proseguire la sua opera con la stessa passione e la stessa tenacia”. È una grande responsabilità per tutti quelli che hanno ricevuto ispirazione a fare il bene dallo sguardo penetrante e dall’incoraggiamento di Don Adriano. D’altro canto, le grandi personalità carismatiche hanno questo di speciale: aprono percorsi su cui altri possono continuare a camminare. Per chi crede alla Risurrezione, per chi sa che la morte non è l’ultima parola, questo non è il momento del rimpianto per gli anni che Adriano poteva ancora percorrere al nostro fianco, né è il momento di sentirsi “orfani”. Come ci ha ricordato il Cardinal Parolin “formazione e realizzazioni esemplari: sono questi i poli di una tensione entro i quali non dovete disperdere il patrimonio che Mons. Vincenzi ha contribuito ad accumulare in questi anni”.

Questa eredità che Don Adriano ci lascia è preziosa per chi ha a cuore il bene della Chiesa e il bene della società.

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