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BIBLIOGRAFIA

 

DOMENICO SORRENTINO

Economia umana. La lezione e la profezia di Giuseppe Toniolo: Una rilettura sistematica
Vita e Pensiero, Milano 2021, pp. 346, Euro 22.

Sono lieto di recensire, o meglio, presentare e commentare, se pur sinteticamente, questo illuminante libro di grande interesse non solo sotto il profilo storico e bio-bibliografico, ma anche per la grande attualità che il momento difficile e delicato richiede; stiamo, infatti, vivendo una crisi etica, politica, socio-economica e culturale, e una “rilettura” e disanima attenta e a tutto campo sul pensiero dell’economista sociale, beato Giuseppe Toniolo, è la benvenuta.

Due sono stati gli incontri che, pur distanziati nel tempo, hanno determinato un rapporto umano, di stima, di fiducia e di fraternità con l’Autore Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, il quale, con un’inesauribile passione, approfondisce e diffonde il pensiero di Giuseppe Toniolo, testimoniando di essere, non solo un diffusore del suo originale e, per il suo tempo, profetico pensiero, ma anche un esperto raccoglitore della sua eredità antropologica, politica, etico-economica, civile e culturale.

Il primo incontro – di tipo intellettuale – risale agli inizi del 2011, allorquando in vista dell’imminente beatificazione dell’“Economista di Dio” – titolo di un suo famoso libro del 2001 (ristampato con integrazioni nel 2012), che ha contribuito a dare una svolta alla causa di beatificazione1, le edizioni Lindau mi proposero di redigerne un profilo non tanto sulla vita, le opere e il pensiero, quanto piuttosto di presentare la figura di una persona che ha saputo coniugare fede e razionalità, etica e vita professionale, partecipazione religiosa e attività laicale, rigore scientifico e solidarietà, impegno sociale e vita spirituale2. Nella ricerca bibliografica mi sono imbattuto con le opere già importanti e conosciute di Domenico Sorrentino3. Dalla lettura di questi testi, in chiave ermeneutica e storiografica, ho attinto alcuni tratti qualificanti del pensiero del Toniolo per comprendere la statura intellettuale di un grande protagonista della cultura socio-economica e politica a cavallo tra il XIX e XX secolo. La metodologia mi è poi stata utile nelle mie ricerche sui pensatori francescani medievali e tardo-medievali per individuare ed evidenziare le radici del passato per intendere meglio la situazione del presente e la proiezione verso il futuro.

Dopo quasi un decennio, nell’agosto 20020, si verificò il secondo incontro – questa volta di persona – al Vescovado di Assisi, Santuario della Spogliazione. Il motivo dell’incontro fu sostanzialmente centrato, oltre che all’approfondimento della nostra reciproca conoscenza, sulle ragioni per cui, in quanto incaricato da Papa Francesco di presiedere il Comitato organizzatore di Economy of Francesco, mi avesse chiamato a far parte del Comitato Scientifico, il cui scopo è di guidare i giovani economisti e imprenditori di tutto il mondo ad essere protagonisti “per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani”4. Uno scambio di idee; ma soprattutto per me, un punto di arrivo e di nuova partenza per un cammino fruttuoso di nuove ricerche e sviluppi culturali.

Venendo al suo libro, occorre precisare che Mons. Domenico Sorrentino, è tra i maggiori esperti e studiosi del beato Giuseppe Toniolo, “non solo per i suoi saggi e articoli, ma anche per aver presieduto il Comitato per la sua beatificazione (…) ed ora anche quello per la sua canonizzazione”, proponendosi con questo lavoro di “rilettura sistematica” degli scritti del Professore di Economia Sociale all’Università di Pisa (dal 1879 al 1918, anno della sua morte), di suscitare interesse intorno al suo pensiero, colmando anche un vuoto, “ancora in votis”, per quanto riguarda “la chiave” della sua “visione del rapporto tra etica ed economia”. Stefano Zamagni, nella presentazione al volume, conferma e ribadisce che questo disancoramento “tra sfera dell’economico e sfera del sociale”, iniziata negli anni Settanta del secolo scorso, ha fatto credere che “l’etica” fosse “un ingombro inutile” e che “la società potesse progredire sulla via dello sviluppo umano integrale tenendo tra loro disgiunti l’efficienza dalla solidarietà” (pp. X-XI).

Va detto subito, con Stefano Zamagni, che l’accento e “l’accorato appello di questo denso saggio” sul pensiero di Toniolo, “è quello di restituire” all’economia “il principio del dono come gratuità”, se vogliamo uscire da modello neoliberista, ormai saturo e non più capace di rispondere alle esigenze, alle regole e alle prospettive di un mercato globale sempre più selvaggio e sregolato, segnando l’inizio di una crisi perdurante, che con i vecchi strumenti non si risolve, se non ritornando, su basi nuove, al rapporto tra etica ed economia, in modo da superare la polarizzazione tra Stato e mercato e la cieca economia del consumismo. Ecco, l’Autore, nel quadro dell’esigenza di cambiamento di paradigma per giungere ad un nuovo rapporto tra economia sostenibile, solidale e più fraterna e la società civile, con questo libro si prefigge di suscitare non solo un rinnovato interesse intorno al pensiero dell’unico economista elevato agli onori degli altari, ma anche un maestro e un ispiratore per uscire da una crisi epocale economica, politica, etica, culturale, civile e sociale.

Pertanto, l’interesse sul pensiero di Toniolo, che risultava modesto – per non dire dimenticato – nel corso del primo ventennio di questo secolo ha avuto una forte accelerazione di articoli, saggi e convegni prima e subito dopo la beatificazione del 29 aprile 2012 in Piazza San Pietro a Roma, sia per il protrarsi della crisi economica che ha minato la fiducia in alcuni paradigmi del capitalismo e portato a un ripensamento del ruolo dello Stato, facendo apparire Toniolo un precursore dei tempi; per poi eclissarsi di nuovo, subendo un’emarginazione accademica inspiegabile. Le ragioni sono molteplici e vengono spiegate dall’Autore in più parti e a più riprese nel libro, che qui sarebbe lungo farne una vasta ricognizione. Basti dire che alla base c’è una questione epistemologica che rimanda alla filosofia tomista e, più in generale, al metodo Scolastico, che a partire dall’Aeterni Patris del 4 agosto 1879 di Leone XIII, costituisce da sempre una via maestra del pensiero cristiano (pp. 39-41)5. La caratteristica più importante di Giuseppe Toniolo economista sociale è quella di essersi metodologicamente isolato nel quadro del pensiero economico predominante positivistica del suo tempo (Auguste Comte in primis), a seguito dell’applicazione dell’analisi scolastica tomista all’economia: l’attenzione per il metodo induttivo come verifica delle “leggi fondamentali” ricavate deduttivamente. In questo senso egli fu assai di più di un economista, perché ha insegnato e professato soprattutto il “dovere della politica economica”, cioè il dovere di non accontentarsi della sola indagine scientifica e matematica – come sottolinea l’Autore a p. 157 – ma di trarre da essa le norme per una costruzione sociale rispondente alle esigenze della persona umana e del bene comune; costruzione per la quale l’etica cristiana costituisce il fondamento. In realtà, era il fatto stesso di legare l’economia all’etica, alla sociologia e alla storia che gli rendeva del tutto impossibile il compito di utilizzare il rigore espositivo proprio degli economisti ‘puri’, mentre la missione che Toniolo si era dato non era quella di identificare nuove ‘leggi’ economiche, quanto di inscrivere quelle rinvenute dalla tradizione precedente in un contesto concettuale completamente diverso.

Nella scelta di Mons Sorrentino di centrare “in modo sistematico e quasi antologico” la sua rigorosa e approfondita ricerca sul Trattato di economia sociale, non c’è tanto o soltanto l’intento di far emergere la visione tonioliana della storia spirituale, sociale e di pensiero e d’azione come un messaggio, che certamente supera il tempo, quanto piuttosto o anche la prospettiva, oggi urgente e attuale, di recuperare, di fronte ad una globalizzazione economica incapace di risolvere problemi drammatici come la povertà, le crescenti disuguaglianze e il dissesto ecologico, il rapporto tra etica ed economia, accentuando il ruolo della società civile . Ciò si evidenzia nel fatto che ogni volta che si torna ad analizzare il Trattato, si trova sempre che ancora non si è finito di scoprire tutto. La ragione sta nel fatto che esso e molti altri suoi scritti offrono spunti di notevole interesse ai fini della indicazione di possibili soluzioni per i diversi problemi della realtà contemporanea, a cui spesso fa ricorso nelle sue riflessioni Mons. Sorrentino. In questa prospettiva culturale egli riapre anche il confronto sulle origini del capitalismo, che Max Weber e Werner Sombart avevano animato agli inizi del Novecento. La storiografia era attenta all’analisi interdisciplinare e quindi tendeva a trasformare gli economisti in sociologi o studiosi di questioni sociali. Ecco perché Toniolo si accosta alla ricerca storica con chiare preoccupazioni sociologiche, dimostrando che il fattore etico-religioso costituisce la determinante dello sviluppo della civiltà. Difatti, il suo spirito eminentemente religioso lo spinge verso lo studio delle esperienze storiche del passato. È questo, infatti, il periodo in cui scrive i saggi sulla civiltà toscana, con i quali si propone di dimostrare che il “valore spirituale interiore dell’uomo” genera e “misura il valore stesso economico della società”, e che il caso di Firenze consente di “ribadire, coll’esempio di una città in cui, a preferenza di ogni altra, nel nostro risorgimento medioevale rifulsero mirabilmente coordinate tutte le manifestazioni della cultura, che i fattori della vita economica coincidono colle cagioni stesse che generano e governano la civiltà”6. Per Toniolo, quindi, la storiografia è una preziosa scienza ausiliaria dell’economia, della politica e della sociologia, perché dalle ricostruzioni storiche si traggono spunti e argomenti a favore di teorie, che suggeriscono le riforme da attuare. Attraverso le sue ricerche di storia dell’economia egli fa una vera sociologia – alla maniera weberiana – perché riesce a costruire il connubio ideale tra etica ed economia così come si era verificato storicamente nella Repubblica fiorentina rinascimentale.

Due sono i lavori nei quali il Toniolo espresse il suo pensiero nel rapporto tra storia e scienza economica: Dei fatti fisici e dei fatti sociali nei riguardi del metodo induttivo e Della storia come disciplina ausiliare delle scienze sociali. Tali scritti indicano due momenti diversi e successivi della stessa maturazione scientifica. Il primo saggio, che è del 1872, corrisponde al momento iniziale nel quale egli vedeva, da un punto di vista metodologico, il processo induttivo come fondamento per leggere e conoscere le leggi economiche. Con l’altro saggio, del 1891, siamo invece ad un livello più maturo, corrispondente al momento in cui si affida alla sociologia come scienza di tutto lo scibile umano, ma anche premessa necessaria spirituale da contrapporre a quella positivistica di Auguste Comte, John Stuart Mill e Herbert Spencer. Difatti, a differenza del positivismo – precisa l’Autore – egli considera la sociologia come la dottrina generale e sintetica della società e dell’incivilimento, cioè il cammino progressivo del genere umano, “verso il processo della piena civiltà” (p.24), che esprime la partecipazione di tutti al bene comune. La sociologia di Toniolo, quindi, non cade nell’ingenuità di credere nelle “leggi invariabili” dei fenomeni sociali, ben lungi da una fondazione positivistica della sociologia, come fisica sociale, statica e dinamica, ma considera l’uomo in maniera integrale, superando le indagini fisiche e anatomiche e recuperandone l’elemento spirituale. Il fenomeno sociale va studiato sotto aspetti diversi, e le varie scienze e le “discipline ausiliarie” devono concorrere alla costruzione di un modello o paradigma di sociologia compiuta, cioè di una scienza che studia le ragioni ultime della vita sociale umana allo scopo di indirizzare questa vita al suo fine naturale, che è proprio l’incivilimento. Pertanto, le preoccupazioni scientifiche di Toniolo per venti anni, dal 1873 al 1893, sono state quelle di portare prove al tema caratteristico di tutta la sua attività scientifica: l’assunto che la religione è un fattore determinante dell’incivilimento. Così nei dieci anni seguenti è stata sua cura – puntualizza Domenico Sorrentino – esaminare le dottrine per constatare che l’assunto era comprovato. E all’alba del 1905, preparato da 32 anni di assidue e accurate ricerche, pubblica L’odierno problema sociologico, nel quale propone una scienza sociale nuova, per oggetto, per metodo e per fine. Lo stesso Trattato di economia sociale, scritto nel 1907, appare quindi come uno sviluppo ed una applicazione, anche se in un campo più ristretto, di questi criteri e metodi.

In questa prospettiva, non potendo dar conto, in questa sede, delle analisi puntuali e dettagliate dell’Autore sui vari capitoli dedicati all’economia sociale, mi è parso di intravvedere nel susseguirsi del vaglio dei concetti, che il principio di sussidiarietà, diventi in qualche modo il perno intorno al quale il Toniolo, ispirandosi alla società medievale e anticipandolo con l’espressione “funzioni suppletorie”, organizzi la sua spiegazione, e per il Vescovo Domenico Sorrentino diventi, con intento di aderenza e conformità al testo, il filo conduttore perseguito con ampiezza di argomentazioni, sostenute da molte citazioni tratte dal Trattato: dal cap. VIII: Economia e ordine sociale al cap. X: Principi in azione, passando per il cap. IX: Gerachia come diaconia. Genesi delle classi e coscienza di classe). In questo processo di verifica del valore e del primato della società civile l’etica cristiana, “la più alta e sicura espressione dell’etica razionale”, ha in Toniolo – come sottolinea l’Autore a più riprese in questa parte del suo denso libro, – un ruolo fondamentale perché essa non sia usata ideologicamente, ma proposta, sulla scorta della storia dell’umanità nella quale il cristianesimo ha svolto un ruolo di indubbio progresso e miglioramento delle condizioni di vita e di libertà, anche come mezzo ermeneutico propriamente umano, in quanto è stato capace di tener conto di tutti i fattori e bisogni che costituiscono l’uomo.

Ecco perché la convenienza – anche scientifica – di un’apertura all’etica appare ampiamente provata dal percorso, seppur allo stadio iniziale, tracciato dalla lettura di Sorrentino sul tema della sussidiarietà, che poi dall’accenno nella Rerum novarum, si svilupperà nelle successive encicliche sociali.

Quanto al portato filosofico del principio in esame, contrariamente alla visione hobbesiana dell’homo homini lupus, il concetto di sussidiarietà muove da una concezione positiva della persona, che non ha una base contrattuale o utilitaristica, “bensì personalistica”. Il suo primo fondamento è la convinzione che ogni individuo umano possieda un intrinseco e inalienabile valore, o dignità, e che dunque il valore della singola persona umana sia ontologicamente e moralmente superiore ad ogni altro principio; come, del resto, anche tutte le altre forme di società, dalla famiglia allo Stato, all’ordinamento internazionale, dovrebbero essere al servizio della persona umana. A differenza della visione utilitaristico-liberista, inoltre, il principio di sussidiarietà riconosce che la persona ha natura eminentemente sociale, in quanto trova compimento solo in associazione con altre persone, in primis nel consorzio familiare, e tende al bene comune, di cui la solidarietà è strumento.

Toniolo nella descrizione dell’ordine economico è preciso: esso è subordinato a quello “giuridico-politico”, che, a sua volta, è sovraordinato da quello “etico-politico” e da quello “etico-civile” dello Stato, in quanto esso concorre ai beni propri della civiltà.

Pertanto, la società politica (o Stato) “è distinta dalla società etico-civile, ma non separata; anzi è una forma speciale di organizzazione di questa”. Quindi, per lui, il naturale sviluppo dell’attività umana procede per gradi e per cerchi concentrici: la persona, la famiglia, le varie aggregazioni sociali e infine lo Stato. Tesi questa interessante e attuale per le ricadute che avrebbe sull’attuale applicazione “verticale” ed “orizzontale” – ormai insufficiente – del principio di sussidiarietà, che verrebbe ad assumere, invece, una funzione coordinatrice, paritaria, condivisa e circolare nelle iniziative sociali ed economiche (anche per quanto riguarda “il capitale” (pp. 134-135) e nella società civile.

Su questo tema della sussidiarietà, come considerazione conclusiva della lettura del saggio di grande attualità di Mons. Domenico Sorrentino, mi sia consentita una postilla personale. Forse sarà una suggestione, ma penso non sia da escludere che il beato Giuseppe Toniolo, il quale ha dedicato gran parte delle sue ricerche alla Storia dell’economia sociale di Firenze e della Toscana nel Medio Evo, alla Scolastica, alle Corporazioni e all’ordine della società civile, possa essersi imbattuto nella consultazione dell’Opera Omnia di Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274), edita studio et cura PP. Collegii a S. Bonaventura, Quaracchi (Firenze) 1882-1902.

Consultando soprattutto le Collationes in Exaemeron (vol. V, 1891), una raccolta di conferenze ai monaci dello studio parigino rimasta incompiuta (1273-1274), ho riscontrato molte analogie concettuali, nonché lo stesso criterio di argomentarle e presentarle. Vale a dire: i riferimenti teorici ed etici seguiti dall’osservazione della realtà come punto di partenza ineliminabile; la considerazione della teologia della storia che ha condotto fino a quella realtà; l’uso della ragione come strumento per rispondere al bisogno emerso e l’identificazione di un traguardo, fine ultimo ideale da raggiungere. Entrambi i Professori, uno di “teologia della storia” e generale dell’Ordine francescano, l’altro di “economia nella storia” (cap. III) e terziario francescano, a distanza di sette secoli si riconoscono nella pacifica convivenza, unica in grado di concretizzare l’incivilmento del popolo, imparato alla scuola dei fatti sociali.

Il libro di Domenico Sorrentino, come evidenziato, fornisce una serie di intuizioni, che sono da considerarsi di rilevante importanza, non solo dal punto di vista della ricerca scientifica, ma anche perché nate dal cuore e dalla mente di un Vescovo, cioè di un pastore che ben conosce le situazioni e le dinamiche interne alla società, nonché come Presidente del Comitato per la canonizzazione del beato Toniolo. Il lavoro svolto dall’Autore costituisce un enorme contributo che dimostra la ricchezza del ritorno alle fonti per avere ispirazione e suggerimenti capaci di dare risposte alle domande del presente, pensando al futuro.

Oreste Bazzichi


1 La causa di beatificazione fu promossa dalla Fuci nel lontano 1933. Dopo i vari processi informativi e apostolici, l’esame degli scritti e l’ascolto di 54 testimoni (tra cui Luigi Sturzo e P. Agostino Gemelli), l’iter approdò al decreto di eroicità delle virtù di Paolo VI, il 14 giugno 1971. Dopo 40 anni il 14 gennaio 2011 Papa Benedetto XVI riconobbe un miracolo dovuto alla sua intercessione e ne seguì quindi la beatificazione, avvenuta il 29 aprile 2012.

2 O. BAZZICHI, Giuseppe Toniolo. Alle origini della dottrina sociale della Chiesa, Lindau, Torino 2012.

3 Giuseppe Toniolo. Una Chiesa nella Storia, Edizioni Paoline, Cinesello Balsamo 1986; Giuseppe Toniolo. Una biografia, Edizioni paoline, Cinesello Balsamo 1988; Gli intellettuali cattolici e le origini della “sociologia cristiana”. La Rivista Internazionale di Scienze sociali e Discipline Ausiliarie, in G. CAMADINI (a cura di), La “Rerum novarum” e il movimento cattolico, Morcelliana, Brescia 1995, pp.88-151; L’economista di Dio. Giuseppe Toniolo, AVE, Roma2001.

4 Lettera ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo, 1 maggio 2019. La Lettera si conclude: “Insieme al Vescovo di Assisi, il cui predecessore Guido otto secoli fa accolse nella sua casa il giovane Francesco nel gesto profetico della sua spogliazione, conto di accoglievi anch’io”. La pandemia mondiale poi ha scombinato questi propositi, ma non la sostanza della finalità dell’evento.

5 Cfr G. TONIOLO, Trattato di economia sociale e scritti economici, voll. I-V (d’ora in poi TES), Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1949-1952, Vol. I, p. 128 e pp. 152-153.

6 G. TONIOLO, Dei remoti fattori della potenza economica di Firenze nel Medioevo e scritti storici, in Opera omnia, Comitato per l’Opera omnia di G. Toniolo, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1952, p. 8; cfr. anche Storia dell’economia sociale in Toscana nel Medio Evo, Comitato per l’Opera omnia di G. Toniolo, vol. I: La vita civile- politica, Tipografia Poliglotta Vaticana, Città del Vaticano 1948, pp. 202 – 253.

 

ENZO PEZZINI

Bene comune, partecipazione e democrazia
Ecra, Edizioni del Credito Cooperativo, 2019, pp. 256, Euro 28

 

L’autore è un bresciano trapiantato in Belgio, già volontario in Africa, poi direttore per diciassette anni dell’ufficio di Bruxelles di Confcooperative (l’associazione italiana con il maggior numero di cooperative aderenti) e ora docente di Dottrina sociale della Chiesa, economia sociale e integrazione europea in Belgio e Francia.

La tesi del libro è che i principi cooperativi consolidati dall’Alleanza Cooperativa Internazionale (prima nel 1937, poi nel 1966 e, da ultimo, nel 1995) nella Dichiarazione di identità cooperativa – volti a indicare ai cooperatori e ai legislatori del mondo il vademecum della buona cooperativa, modello di impresa convenzionalmente ideato a Manchester nel 1844 – abbiano profonde affinità (come indica il sottotitolo del volume: Affinità tra cooperazione e Dottrina sociale della Chiesa per una diversa visione dell’economia) con i principi fondanti la dottrina sociale della Chiesa cattolica (o dottrina sociale cattolica, di seguito DSC), come consolidati dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa (2004), sulla base del magistero della Chiesa cattolica in materia, elaborato a partire (sempre convenzionalmente) dall’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII del 1891.

L’esposta tesi è ampiamente dimostrata nelle pagine del saggio, attraverso la collazione di ampie e cruciali citazioni tratte dal movimento cooperativo internazionale e dal magistero della Chiesa cattolica; questa tecnica redazionale consente di usare il volume anche come una completa e pratica antologia in corsi di formazione per laici impegnati nel sociale, per sacerdoti e religiosi interessati alla DSC e per cooperatori attenti ai valori cristiani (come dovrebbero essere per statuto quelli aderenti a Confcooperative).

Il volume è da apprezzare particolarmente, poiché indirettamente indica i due principali pericoli che corrono la DSC e le cooperative: la prima di rimanere vuota teoria, pertanto inutile e in contraddizione con il messaggio evangelico; le seconde di omologarsi all’impresa capitalistica, eventualmente rimanendo cooperative solo formalmente, rischiando così la loro scomparsa. Ecco la ragione per la quale l’entusiasmante carrellata di cooperatori cristiani, contenuta nell’ultima parte dell’opera qui recensita, è assai opportuna e significativa; questi testimoni, infatti, appartenenti a diversi continenti e periodi storici, non solo sono i fondatori o gli ispiratori di segmenti importanti dell’odierno movimento cooperativo mondiale, ma dimostrano anche che l’inveramento dei valori cristiani possa essere sinergico con l’ottenimento di vere imprese mutualistiche, capaci di essere al contempo resilienti, solidali, efficaci ed efficienti.

Come dimostrano le date sopra riportate e come ci ricorda l’autore nella propria ricerca, la cooperativa, in quanto specifico modello imprenditoriale, è stata inventata non dalla Chiesa cattolica, ma da uomini di buona volontà, ai quali oggi si rivolge la DSC, così confermando il principio bergogliano della prevalenza della realtà sull’idea. Tuttavia, come è illustrato nel volume, da più di un secolo la Chiesa cattolica, anche in Italia (ad esempio, con don Sturzo ieri e con Caritas e il Progetto Policoro oggi), promuove la cooperativa come mezzo di produzione di beni e di servizi; questo perché – secondo il discorso tenuto a Ravenna nel 1986 da Papa Giovanni Paolo II – «il valore dell’impresa cooperativistica si caratterizza sul piano economico per lo sviluppo di un’economia locale che cerca di meglio rispondere alle necessità della comunità. Analogamente, sul piano morale, essa si distingue per l’accentuazione del senso di solidarietà. … Oggi le esperienze cooperativistiche sono veicolo di un nuovo tipo di economia sociale».

In conclusione, il volume può contribuire alla realizzazione della seguente esortazione di Papa Francesco, espressa in un’udienza con gli aderenti di Confcooperative nel 2015: «non lasciate che viva solo nella memoria la collaborazione del movimento cooperativo con le vostre parrocchie e con le vostre diocesi. Le forme della collaborazione devono essere diverse, rispetto a quelle delle origini, ma il cammino deve essere sempre lo stesso!»; chissà allora se una di queste collaborazioni potrà consentire la realizzazione di una delle quattro piste di conversione e di generatività indicate dall’Arcivescovo Santoro, il 24 ottobre 2021, al termine della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani di Taranto: la costituzione di una comunità energetica in ciascuna delle 25.610 nostre parrocchie.

Emanuele Cusa

MARIO TOSO

La dimensione sociale della fede. Sintesi aggiornata di Dottrina sociale della Chiesa
LAS – Libreria Ateneo Salesiano, Roma 2021, pp. 669, Euro 39.

 

Il pur ricco e vasto complesso di ricerche sulla Dottrina sociale della Chiesa – fortemente valorizzata a partire dall’insegnamento conciliare e grazie all’autorevole magistero, in questo campo, di pontefici come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, sino a Benedetto XVI e a Papa Francesco –, appare ulteriormente arricchito da questa poderosa ricerca di Mario Toso, per molti anni docente di queste discipline presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma e l’Università Pontificia Lateranense, e ora, dopo essere stato Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, vescovo di Faenza-Modigliana1.

Questo ampio “manuale” – perché sostanzialmente di esso si tratta – fa il punto sulla dottrina sociale della Chiesa, con riferimento soprattutto alla stagione post-conciliare – ed offre le grandi coordinate di una riflessione che ha alle sue spalle quasi centocinquanta anni di magistero, dalla Rerum novarum di Leone XIII (1891) alla Fratres omnes di Papa Francesco (2020). Un lungo insegnamento che Toso ripercorre da par suo non seguendo l’ordine cronologico dei vari documenti pontifici ma cogliendone i grandi nodi tematici, dalla concezione di persona alla questione ambientale (oggetto quest’ultima, come noto, di importanti sviluppi nel primo ventennio del XXI secolo).

Quello tracciato da Toso è un panorama ad amplissimo raggio e non è facile in un’essenziale sintesi definirne le linee portanti: perciò nelle note che seguono si cercherà di individuare i punti salienti di una ricerca che d’ora in poi rappresenterà per gli studiosi di Dottrina sociale della Chiesa un essenziale punto di riferimento.

 

 

Notazioni Preliminari

 

Le ricerche sull’insegnamento (o “Dottrina”) sociale della Chiesa si sono moltiplicate ed approfondite soprattutto nella stagione post-conciliare, dando luogo ad un’ormai vastissima letteratura: con l’importante novità dell’ingresso in campo di aree del mondo (quali gli Stati Uniti e l’America latina) che erano rimaste marginali in quelle che possono essere considerate le prime due stagioni della storia della Dottrina sociale della Chiesa, e cioè quella di Leone XIII e dei suoi successori e quella di Pio XII.

Con il Concilio Vaticano II si è avviata una terza stagione, caratterizzata da un forte ampliamento della categoria stessa di “dottrina sociale” (o “insegnamento sociale” della Chiesa, come da taluno proposto, anche ad evitare il rischio di una “dottrina” un poco astratta e paludata). Gli anni post-conciliari, con l’irruzione della teologia della liberazione, sono stati ricchi di vivaci fermenti e di lucide intuizioni, soprattutto con i corposi magisteri di Paolo VI e di Giovanni Paolo II.

Con l’inizio del XXI secolo nuove problematiche si sono affacciate nel campo dell’insegnamento sociale della Chiesa, al punto che non sembra fuori luogo ipotizzare una quarta stagione di questo insegnamento: una stagione, seppur breve, che coincide con i due pontificati di Benedetto XVI e, soprattutto, di Papa Francesco2.

Non si è trattato, propriamente, di una “svolta”, (né, tantomeno, di un cambio di rotta) ma di un “aggiornamento” – sempre necessario in ogni stagione della Chiesa per garantire il necessario collegamento con la storia – in considerazione dei mutamenti intervenuti nella storia del mondo: primo fra tutti l’impetuoso emergere di un tema rimasto nel corso del Novecento soltanto sullo sfondo del magistero sociale, quello ecologico. I secoli XIX e XX sono stati quelli del poderoso sviluppo delle tecnologie e dell’affermarsi pressoché ovunque dell’industrialismo; il secolo XXI da poco iniziato appare, invece, segnato dall’esigenza di un ripensamento critico del modello di sviluppo dell’Occidente (e dei popoli di altri continenti che ne hanno seguito, talora pedissequamente, le tracce) in relazione ad una questione, quella ecologica per l’appunto, che sta assumendo forme sempre più serie, per non dire drammatiche, e che ha indotto i due pontefici dell’inizio del XXI secolo, Benedetto e Francesco, ad affrontare il tema, che per tutto il Novecento era rimasto, come già affermato, alla periferia dell’insegnamento sociale della Chiesa ed anche – salvo rare benché profetiche eccezioni – della riflessione su se stessa condotta dall’Occidente, e cioè dall’area del mondo che ha conosciuto il più rapido sviluppo industriale e che, conseguentemente ha avvertito in maggior misura, seppure tardivamente, i rischi per la Terra, conseguenti ad un processo di sfruttamento rapace del territorio, apparso all’inizio illimitato e trasformatosi poi in un problema, se non in una sorta di incubo, ed in ogni modo, di una realtà con la quale appariva necessario, sotto ogni punto di vista, fare i conti.

Questa che può essere considerata “la quarta stagione“ del magistero sociale della Chiesa è stata, dunque, solo in parte oggetto di riflessione: il volume di Toso può essere considerato, al riguardo, il primo organico tentativo di sintesi del “nuovo corso“ inaugurato dal magistero nella fase iniziale del XXI secolo: con una attenzione – emergente già dalle pagine iniziali del volume – anche alla dimensione “pedagogica“ della dottrina sociale della Chiesa: senza limitarsi a grandi affermazioni di principio ma cercando di individuare puntualmente i nodi critici in vista di una incisiva presenza dei credenti nella società degli uomini. Con una specifica attenzione, dunque, alle “dimensioni sociali e formative della nuova evangelizzazione del sociale”.

Di qui la necessità di superare la “solitudine” nella quale talora permane la dottrina sociale della Chiesa, quasi campo riservato esclusivamente a rari cultori, per renderla partecipe attiva della società civile. Di qui il doveroso impegno della comunità cristiana al fine di un “accompagnamento educativo e spirituale” dei singoli credenti, senza tralasciare di riflettere sulla vita pastorale delle comunità ecclesiali: evitando, dunque, il rischio di relegare l’insegnamento sociale della chiesa al solo ambito degli “specialisti”.3

Notazione importante, questa perché pone con forza il problema del superamento del sostanziale “isolamento” che spesso si determina, nella comunità cristiana, di quanti si occupano dell’insegnamento sociale della Chiesa pressoché abbandonati a se stessi, in mancanza di un vero raccordo tra insegnamento sociale della Chiesa e concreta prassi di vita delle comunità cristiane.

 

 

Due “nodi” fondamentali: politica ed ecologia

 

Superate le questioni preliminari (ad alcune delle quali si è fatto cenno nelle pagine precedenti), Toso affronta le non poche questioni che fanno riferimento alla dottrina sociale, dalla famiglia, al lavoro, all’economia, all’impresa e via dicendo. Ma particolare ampiezza hanno le sue riflessioni sulla politica (oltre cento pagine) e forte carattere innovativo rivestono rispetto alla “tradizionale” dottrina sociale proprio le parti dedicate alla questione ecologica (cf rispettivamente le pagg. 339 ss. e 48 ss.).

È soprattutto su questi densi ed importanti capitoli che si è ritenuto opportuno fermarsi, anche per non ampliare eccessivamente lo spazio delle presenti note.

Basterà osservare, a proposito di questi capitoli, l’importanza accordata all’istituzione familiare fondata sul matrimonio in vista dell’umanizzazione della società; la complessità della realtà economica in relazione alla sua finanziarizzazione e alle forti trasformazioni che il sistema produttivo ha conosciuto; l’attenzione posta alle problematiche del lavoro nel contesto di un’economia orientata alla attuazione del bene comune e realizzata “a misura d’uomo”. Si tratta, nel loro complesso, di quelli che potrebbero rappresentare i capitoli-base per una scuola di formazione all’impegno sociale e politico, con puntuali notazioni in ordine ai problemi di volta in volta affrontati. La scelta operata circa i due temi prima indicati è anche quella di rappresentare un forte invito alla lettura di un testo vasto ed impegnativo ma che offre al lettore un panorama di inusitata ampiezza, con una prospettiva di sintesi necessaria per la costruzione odierna della civiltà dell’amore fraterno, evocata dalla Fratelli tutti.

Il capitolo su “la comunità politica e il bene comune” è, non a caso quello più ampio della parte centrale di questa vasta e monumentale ricerca4. Qui – in maggior misura che in altri capitoli, come quelli sulla famiglia o sul lavoro – punto di riferimento essenziale non è più soltanto il Magistero sociale della Chiesa, bensì l’insieme di teorie sulla società e sullo Stato (da Taylor a Walzer, da Maritain a Enrico Berti): con posizioni in verità alquanto differenziate, ma tutte incentrate sulla valorizzazione della comunità rispetto allo Stato, sintesi ma non detentore assoluto della socialità.

Nel solco della tradizione del pensiero cattolico, Toso non esita ad affermare che bene comune è “anche e soprattutto il vivere bene tra cittadini… ossia il vivere secondo giustizia, e l’«amicizia civile», che consente la giustizia; con la sottolineatura – nella linea indicata da Maritain – che, mentre nella comunità questo bene è già dato, “nella società il bene è qualcosa che deve essere realizzato” cioè “è un fine, oggetto dell’intelligenza e della volontà, vale a dire una libera scelta”.

In complesso, nell’ampio capitolo del volume dedicato al “bene comune è quello in cui all’attenzione al Magistero della Chiesa (oggetto preminente della trattazione in altri capitoli del volume) si accompagna anche una lettura critica (ma attenta a cogliere anche gli aspetti positivi della cultura “laica”) della riflessione complessiva condotta nel Novecento da una cultura cattolica che sotto molti aspetti – quanto al tema della comunità e, in generale, al rapporto tra l’uomo e lo Stato, appare come un potenziale luogo di incontro tra la tradizione cattolica – a partire dalle fondamentali pagine della Summa di Tommaso d’Aquino – e la migliore cultura laica.

Non è un caso, del resto che ciò avvenga perché, un poco paradossalmente, l’assolutizzazione dello Stato verificatasi con l’avvento delle dittature del Novecento, con i loro drammatici esiti, ha messo in guardia le stesse culture socialista e liberale dal rischio di un’assolutizzazione dello Stato, rendendo così più agevole l’incontro fra credenti e non credenti. Rimane, però, aperto, come risulta in John Rawls, il problema del fondamento ultimo del bene comune, a partire dalla domanda se sia possibile un fondamento puramente sociologico dei valori comuni “prescindendo del tutto dai valori fondamentali”, così da avere “forza cogente per la coscienza sociale e politica di un Paese” (p. 366).

Si enuclea, per conseguenza e congiuntamente, la questione del dilemma fra una democrazia concepita come puro strumento di regole e una democrazia intesa come insieme di valori (cf le pagg. 372 ss.): con il rischio che la democrazia venga intesa come “mera procedura”, indipendentemente da un sistema di valori che la legittimi e la fondi. L’alleanza tra democrazia e relativismo etico toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità. Lo strumento maggioritario viene eretto ad unico criterio di discernimento. Toso rammenta, allora, il pericolo insito nell’accettazione di questa concezione della democrazia: se non esistono valori in grado di offrire un fondamento razionale ed etico e di porre un limite, anche giuridico, alle decisioni della maggioranza, ogni scelta è esposta a non avere confini morali. Si instaura il prepotere della maggioranza. È la comune ricerca della verità e del bene che consente di individuare valori condivisi da tutti, e di trovare un terreno di incontro anche con i non credenti e con quanti appartengono a fedi diverse da quella cristiana (p. 373).

Nel nostro tempo, non bisogna mai dimenticarlo, rimane in gran parte aperta la «crisi» della democrazia. La crisi attuale non è dovuta solo a problemi riconducibili alla temperie culturale neoindividualista e mercatista contemporanea. Si tratta di una crisi che viene da lontano, vale a dire dalle premesse antropologiche individualiste ereditate dalla cultura moderna. Al superamento di tale crisi è indispensabile l’apporto della testimonianza e della riflessione critica dei credenti: essi sono chiamati a superare la visione della persona come essere radicalmente libero ed utilitario. Di qui l’istanza di riannodare la libertà delle persone con la verità e con il bene, per “una politica sana, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche… che opera sulla base dei grandi principi, pensando al bene comune a lungo termine”, nell’ambito di un “progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune mondiale” (p. 380). Solo per questa via sarà possibile “uscire dalla crisi della democrazia” (p. 385 e ss.).

In questa linea si pone, anche per i credenti, il problema della “laicità dello Stato” (cf pagg. 419 e ss.), intesa tuttavia non come elisione o mortificazione dei valori religiosi, ma come presa d’atto della doverosa distinzione tra “regno di Dio” e “regno di Cesare”. Dire Stato “a-confessionale e laico“ non significa “l’essere indifferenti, e tantomeno ostili, nei confronti dei valori religiosi”, ma delineare uno Stato che, a partire dal riconoscimento della libertà religiosa, non pretende di relegare la religione nella pura sfera del privato ma “riconosce che essa esula dalla competenza delle comunità politiche in quanto le trascende”, riconoscendo di conseguenza la “funzione sociale rilevante” che la religione ha anche al fine di “alimentare e orientare la vita politica” (p. 419).5

Ampio spazio è dedicato, nel volume di Toso, anche alla “questione ecologica”, assunta – in linea con il magistero di Benedetto XVI e di Papa Francesco – a una “nuova dimensione” della tradizionale Dottrina sociale della Chiesa. Al tema viene dedicato un ampio capitolo (il XIII, pp. 481-518) in cui le tematiche ecologistiche sono chiaramente inserite nella nuova visione della Dottrina sociale della Chiesa quale emerge dai più recenti pontificati; sull’onda, del resto, di una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza della cura e della salvaguardia dell’ambiente.

Alla base della riflessione condotta in questo capitolo sta la preoccupazione di Papa Francesco – come, del resto, della più avveduta cultura del nostro tempo – per il crescente degrado dell’ambiente: si tratta di passare da una “ecologia superficiale” a una “ecologia integrale”, grazie ad una nuova e più aggiornata “cultura ecologica” (p. 482). A questo riguardo l’Autore riconosce che, rispetto al precedente magistero sociale, vi è stata indubbiamente, sui grandi temi, una sostanziale “continuità” ma si è verificata anche, soprattutto in ordine alla “questione ecologica”, una “discontinuità” (cf p. 486). Non si tratta di accedere ad una sorta di cultura neopagana dimentica della centralità della persona umana, bensì di assumere consapevolezza del fatto che il destino dell’uomo e quello della terra sono strettamente legati fra loro. È in atto nel mondo una “crisi ecologica globale”, che pregiudica non solo il futuro delle specie animali e vegetali, ma della stessa umanità (p. 488). Di qui la necessaria presa di coscienza – e di un vero e proprio “discernimento” – di un problema dalla cui soluzione dipende il futuro stesso dell’umanità. In questa linea il progetto di una “ecologia integrale” si fonda in un “nuovo umanesimo” ispirato ad una “antropologia globale, sociale, relazionale, aperta alla Trascendenza“ (p. 490), a partire da una “spiritualità ecologica di tipo cristologico ed escatologico che si incarna concretamente in una conversione ecologica, pastorale, comunitaria”, in grado di aprire nuovi orizzonti tanto alla teologia quanto alla politica e che dovrà impegnare fortemente quanti sono dediti al sociale in vista della realizzazione di un progetto di “ecologia integrale” (p. 499). Si impone così “l’urgenza di un nuovo umanesimo capace di integrare storia, cultura, economia, architettura, vita quotidiana” (p. 508), in vista del quale appare necessario un rinnovato impegno dei credenti, in un contesto di fecondo “dialogo delle religioni e delle scienze” (p. 518). Si sottolinea qui l’importanza dell’esperienza religiosa, “nel cui grembo risiedono quei principi etici che danno senso alla vita e guidano la condotta delle persone”.

Le problematiche relative alla “questione ecologica” sono sviluppate anche nel successivo capitolo su “Le premesse gnoseologiche ed etiche di un’ecologia integrale” con riferimenti ad importanti tematiche, da quella della “dimensione in senso personalista della cultura ambientale” alla valorizzazione di un’etica della solidarietà e della giustizia, e dunque del “bene comune universale”, sempre in prospettiva ecologica.6

Verso la conclusione della sua ricerca Toso non manca di affrontare le tematiche afferenti al mondo della comunicazione (cf Cap. XV- “I mezzi di comunicazione sociale e la convivenza umana” pp. 628) mostrandone l’importanza anche ai fini della migliore conoscenza della realtà e della corretta formazione delle coscienze. Contro ogni riduttiva tendenza ora all’uso sovrabbondante ora alla svalutazione dei nuovi media, Toso ne riconosce l’importanza ma ne mette contemporaneamente in evidenza anche i rischi di manipolazione: di qui l’esigenza di una severa sorveglianza dei pubblici poteri in ordine al rischio di un uso distorto e strumentale dei mass-media: con l’auspicio che anche in questo ambito sia operante una attenta vigilanza critica. Si tratta, dunque, di evitare “demonizzazioni o battesimi affrettati” e di procedere, nello stesso tempo, alla “formazione di un’adeguata opinione pubblica” (p. 618).

Per quanto riguarda il fenomeno migratorio, l’Autore auspica una realistica mediazione tra il dovere dell’accoglienza e i diritti dei popoli ospitanti (cf p. 584): “i flussi di migrazione vanno regolati con legislazioni adeguate, ma sempre tenendo presente il dovere della solidarietà nei confronti di comunità assoggettate al degrado e all’estrema povertà, senza dimenticare tuttavia il dovere primario dei paesi più avanzati di concorrere attivamente al progresso dei popoli in via di sviluppo affinché possano esercitare anche il previo diritto a non emigrare (cf p. 593), di rimanere nel proprio Paese (p. 584).

In riferimento, infine, all’ultimo capitolo, quello sull’Europa (pp. 619 e ss.) convinta, ma non acritica, è la posizione europeista dell’Autore, con la forte sottolineatura del dovere della comunità europea di costruirsi come unione di popoli “protesi verso la realizzazione dell’unione comune”, rifuggendo dalla tentazione tanto di un nazionalismo esasperato quanto di una vanificazione di una millenaria tradizione di civiltà (pp. 652-653). Non è possibile, in questa sede, fermarsi analiticamente su questo importante – e per molti aspetti innovativo – capitolo del volume, comunque – come appena detto – di chiara e convinta impostazione europeista.

 

 

Conclusione

 

L’importante volume del vescovo Toso, del quale si è cercato di cogliere, a grandi linee, le strutture portanti, rappresenta l’avvio a successive ricerche grazie alle quali potrà essere messo a fuoco una sorta di “nuovo corso” della dottrina sociale della Chiesa, con il prepotente ingresso in essa di importanti e sin qui soltanto sfiorate tematiche, come quelle relative alle problematiche delle migrazioni, dell’informazione-comunicazione e, soprattutto, alla questione ecologica. Il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, elaborato all’inizio del secolo7, appare meritevole di integrazione nelle aree di studio e di ricerca dinanzi indicate, così da completare il quadro tracciato da Leone XIII per la “questione sociale del lavoro”, da Pio XII in ordine al tema della democrazia, dal Magistero del Concilio Vaticano II e dei pontefici che da allora si sono susseguiti in ordine alle nuove problematiche emergenti nel XX secolo.

Grazie a questo Magistero, la Chiesa ha potuto misurarsi criticamente e alla fine riconciliarsi, con la modernità, valorizzandone gli aspetti positivi. Come anche – dopo lunghe esitazioni e riflessioni, ruotando sull’asse di un personalismo comunitario, aperto alla Trascendenza – è giunta a riconoscere la democrazia come possibile ed anzi preferenziale forma di governo, ponendo così fine ad una lunga stagione di conflittualità tra la Chiesa e gli Stati dell’Occidente. Ma la questione ambientale era rimasta sino ad allora sullo sfondo e si deve ai pontefici Benedetto XVI e Francesco l’averla proposta in tutta la sua gravità, al punto da far ritenere in parte obsoleto il grande quadro generale tracciato dal Compendio, così da aprire nuovi, ed ancora in parte inesplorati, orizzonti al Magistero sociale della Chiesa. La lettura di questo vero e proprio “trattato” di etica sociale cristiana di Toso suggerisce due spunti conclusivi.

In primo luogo, appare necessario – alla luce degli importanti apporti alla Dottrina Sociale della Chiesa forniti dai pontefici Benedetto XVI e Francesco, provvedere ad un aggiornamento del testo base della Dottrina sociale apparso nel 2004; anche perché è emersa prepotentemente – come decisiva per il futuro del pianeta – la dimensione in senso lato “teologica” delle problematiche ambientali, giustamente considerate da Papa Francesco come la cartina tornasole cui fare riferimento per affrontare questioni determinanti per il futuro stesso del pianeta Terra.

In secondo luogo, potrebbe essere assai utile, soprattutto in vista della necessaria riflessione della Chiesa italiana sulle problematiche sociali, pensare ad una “edizione ridotta“ di questo poderoso volume (che, per la sua ampiezza e la sua complessità, non è di agevole lettura per il lettore non esperto nella materia) che ne riprenda le linee essenziali e le più felici espressioni: una sorta di “introduzione, più semplice ed agevole, destinata a non specialisti per i quali potrebbe rappresentare un primo importante passo in vista di un più diretto ed approfondito confronto con una componente tutt’altro che marginale del messaggio evangelico quale è, appunto, la Dottrina sociale della Chiesa.

In un’epoca di transizione, come è quella che la Chiesa e la società italiana stanno oggi vivendo, è fortemente avvertita la necessità di una lucida lettura di insieme delle mutazioni in atto nei vari ambiti delle scienze sociali, a partire dalla già richiamata emergenza della “questione ecologica“. Si imporrà, a questo riguardo, un più stretto raccordo fra Dottrina sociale della Chiesa e le scienze umane, nella linea indicata da Toso nella sua ricerca; ma, nello stesso tempo, occorrerà recuperare il filo, che si è andato un poco smarrendo, della stretta relazione che intercorre fra il destino della comunità cristiana e il destino del mondo: non si tratta di due parallele destinate a non incontrarsi mai, bensì di “compagni di viaggio“ talora inconsapevoli, a partire dal riconoscimento del fatto che quelli della Chiesa e quelli della storia, benché distinti, non sono due realtà destinate a non incontrarsi mai. La densa ed utile riflessione di Toso sulla famiglia, sul lavoro, sull’economia, sulla politica, sulla ecologia, sui mass-media, mostra l’importanza di questa relazione, in piena fedeltà al grande progetto del Vaticano II, quello della necessaria “riconciliazione” tra vita della Chiesa e vita del mondo.

 

Giorgio Campanini
già professore di Storia delle Dottrine Politiche, Università di Parma


1 M. TOSO, Dimensione sociale della fede. Sintesi aggiornata di dottrina sociale della Chiesa, LAS, Roma, 2021, pp.669. Manca una nota bibliografica finale – che avrebbe potuto fornire alcuni generali punti di riferimento – ma supplisce a questa lacuna l’ampio apparato critico posto in nota nei vari capitoli.

2 Cf BENEDETTO XVI, Caritas in veritate (2009) e Papa FRANCESCO, Evangelii Gaudium (2013), ID., Laudato sì’ (2015), ID., Fratelli tutti (2020). Con il magistero sociale dei due pontefici dell’inizio del XXI secolo si aprono nuovi (e sino ad ora poco esplorati) orizzonti della tradizionale Dottrina della Chiesa.

3 Dimensione sociale della fede, ecc., pp. 34-35. A questo riguardo si pone, nello specifico contesto italiano, il problema (nel volume di Toso accennato) di una valorizzazione di realtà da tempo operanti, come il “Comitato permanente delle Settimane sociali”, iniziativa tradizionale e di antica origine ma che tuttavia rischia di essere identificata soltanto con convegni periodici pur di alta qualità ma che incidono soltanto in modesta misura sulle comunità locali: per le quali si pone con forza il problema, a tutt’oggi solo in poche diocesi decisamente affrontato, della formazione sociale dei “cattolici di base”. L’invito delle Settimane sociali a preparare prima e a commentare e a divulgare poi nelle varie diocesi le problematiche affrontate a livello nazionale, viene raramente accolto; né sono diffuse ed operanti, salvo rare eccezioni, nelle realtà di base, le pur necessarie “Scuole di formazione all’impegno sociale e politico”.

4 Cf il capitolo XI, pp. 338-439.

5 Nella parte conclusiva del saggio, a partire dalla riflessione su “cattolici e partiti“, (p. 431 e ss.), il volume affronta – passando da una riflessione generale sulla politica allo specifico contesto italiano – anche alcuni problemi di attualità, con una puntuale critica dell’attuale presenza politica dei cattolici in Italia, caratterizzata da irrilevanza e dalla “diaspora” che l’autore del volume mostra di non condividere perché ciò equivale a ignoranza della regola procedurale della maggioranza (cf p. 432). Di qui l’esigenza di una “rifondazione della politica” e di un “nuovo protagonismo dei credenti” in campo sociale (p. 435). A giudizio di Toso, ciò che soprattutto conta è “unire le forze”, “compattarsi”, “formare nuovi movimenti, quali luoghi di elaborazione di una nuova cultura, di una nuova progettualità, di una nuova rappresentanza e di una nuova partecipazione” (p. 437), superando l’attuale frammentazione della presenza politica dei cattolici (p. 438).

6 Cf pp. 519-540 e in particolare p. 520. Il capitolo, rispetto al precedente, intende proporre anche una serie di indicazioni operative in vista di una rinnovata e diversa presenza dell’uomo nella Terra.

7 Cf PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2004. L’opera fa il punto dell’insegnamento magisteriale sino agli anni 2000, ma appare meritevole di un aggiornamento in relazione al prepotente ingresso nel dibattito politico ed economico della“questione ecologica”, tema sino ad allora rimasto sostanzialmente sullo sfondo ed invece potentemente riemerso nel successivo insegnamento magisteriale. Importanti indicazioni in vista di questo ampliamento di orizzonte della dottrina sociale, non esclusi il tema della comunicazione e delle migrazioni, sono reperibili nel citato lavoro di Toso.

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