Menu Chiudi

LA NEWSLETTER DELLA FONDAZIONE TONIOLO

Il lavoro - bene comune

Ogni crisi spinge al cambiamento. Ma la direzione del cambiamento non è segnata. 
Le ripercussioni delle delle restrizioni imposte alle attività produttive per ridurre i rischi connessi all’emergenza sanitaria sono evidenti ancorché non del tutto quantificabili. Guardando ai posti di lavoro persi o “non attivati”, è chiaro come a soffrire maggiormente siano stati per lo più alcuni settori occupazionali, comparto turistico e commercio su tutti. La provincia di Verona, proprio per la peculiare conformazione del tessuto economico-produttivo, è stata uno dei territori della regione ad aver registrato le perdite maggiori. Tra mancate assunzioni di lavoratori stagionali e mancati rinnovi di contratti a termine, in questo ultimo trimestre si sono registrate quasi 9mila posizioni di lavoro in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.br > Il lockdown è stato – come preannunciato fin dall’inizio della crisi virale – un divoratore di lavoro e di risorse. Il Covid 19 si è manifestato in Italia con tutta la sua virulenta aggressività sanitaria e con tutto il suo cinismo sociale. Ma è il sistema-Paese da collocare su una traiettoria differente. Manca una dinamica del mercato di lavoro che ci rende fragili e incomparabili con i partner più forti dell’Unione europea. Per affrontare un disagio tanto corposo bisognerebbe ripensare l’intera politica del lavoro e avere il coraggio di cimentarsi con un argomento che è stato fin qui trattato in maniera ideologica: il reddito di cittadinanza. Proprio in una fase in cui bisognerebbe concentrare energie e risorse per rimettere in piedi veri strumenti di politiche attive del lavoro. Come ha sentenziato di recente la Corte dei conti il reddito di cittadinanza ha mostrato in questi mesi tutta la sua inefficienza. In pochissimi hanno trovato lavoro dopo aver goduto del sostegno pubblico. I navigator si sono rivelati uno strumento a dir poco inadeguato.
Ma il «progetto Paese» diventa un “fallimento per il Paese” se non risponde a un criterio concordato. Se non viene elaborato attraverso una concezione condivisa dello sviluppo. Una maggioranza e una coalizione governano un Paese complesso come il nostro se condividono un’idea di futuro. Se concertano un disegno di innovazione e sviluppo. Nelle prossime settimane il governo potrà contare su almeno 20 miliardi concessi dalla Commissione europea in base al fondo Sure . Soldi da spendere solo ed esclusivamente nelle politiche del lavoro. La scelta peggiore, però, sarebbe quella di insistere su una linea che accontenta tutti. Lanciare un po’ di finanziamenti a pioggia per evitare che qualcuno si lamenti. Nell’emergenza era giusto concentrarsi sulla cassa integrazione, sulla tutela di tutti i lavoratori che hanno perso impiego e capacità di sopravvivenza. Il passo successivo è quello di porre le condizioni perché la ricerca del lavoro non sia solo una chimera. Investire affinché la dignità della vita sia tutelata e i nostri giovani possano guardare al lavoro quale strumento per un progetto di vita dignitoso. Nella consapevolezza che nel terzo millennio difficilmente si crea sviluppo senza innovazione. Le vecchie ricette non bastano. Altrimenti il rischio che la collera sociale esploda davvero diventa più che concreto. Già dal prossimo autunno.

Il coraggio e la sfida

Oltre 2.000 giovani under 35, collegati da 120 Paesi di tutti i 5 continenti, più di 23.000 gli utenti, 45.000 le visualizzazioni. Sono i numeri dell’evento che ha visto giovani studenti, economisti, imprenditori, manager convocati virtualmente ad Assisi da Papa Francesco per l’evento Economy di Francesco, svoltosi dal 19 al 21 novembre. “Non siamo condannati a modelli economici che concentrano il loro interesse immediato sui profitti come unità di misura ignorando il costo umano, sociale e ambientale”. È la sintesi del messaggio finale di papa Francesco. Una delle pochissime voci che, nel contesto attuale, sollecita con forza un cambiamento di rotta degli assetti economici e sociali. Particolarmente significativo che questa sfida il Papa la rivolga ai giovani. E chiede loro di sottoscrivere un ‘patto’ per un nuovo modello economico. “È tempo, cari giovani economisti, imprenditori, lavoratori e dirigenti d’azienda, di osare. Di favorire e stimolare modelli di sviluppo, di progresso e di sostenibilità in cui le persone, e specialmente gli esclusi siano protagonisti. Niente scorciatoie, è il tempo di essere lievito, bisogna sporcarsi le mani.” Francesco ricorda che “l’attuale sistema mondiale è insostenibile” per questo ha lanciato ai giovani un forte appello affinché si impegnino in prima persona: “O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra”. La gravità della situazione attuale che la pandemia del Covid ha fatto risaltare ancora di più, esige una responsabile presa di coscienza di tutti gli attori sociali e i giovani hanno un ruolo primario: “le conseguenze delle nostre azioni e decisioni vi toccheranno in prima persona, pertanto non potete rimanere fuori dai luoghi in cui si genera, non dico il vostro futuro, ma il vostro presente”. E allora è indispensabile far crescere e sostenere gruppi dirigenti capaci di elaborare cultura, avviare processi, cambiare gli stili di vita, umanizzare i modelli di produzione e di consumo, trasformare le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società. Senza l’avvio di questi processi, non ci sarà cambiamento. Il Papa lo ricorda anche nella conclusione del messaggio ai giovani idealmente riuniti ad Assisi: “nessuno si salva da solo, c’è un compito comune, una vocazione che attraverso la cultura, deve farsi patto”. Non basta accrescere la ricchezza perché sia equamente ripartita e non basta promuovere la tecnica perché la terra diventi più umana da abitare. È l’umanità la misura dello sviluppo: misura che si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente. Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe di pensare che tutto torni come prima e cadere ancora di più in una febbrile corsa al consumo e a nuove forme di autoprotezione egoistica. Da una crisi mai si esce uguali – afferma Francesco – ma ne usciamo meglio o peggio. Tornare “alla mistica del bene comune” e “incontrarsi al di là di tutte le legittime differenze”, è il passo determinante “per qualsiasi trasformazione che aiuti a dar vita a una nuova cultura e mentalità economica, politica e sociale”. Quella dell’incontro si costruisce dialogando, pensando, discutendo e creando, “secondo una prospettiva integrale e poliedrica”. Di questa integralità e multiformità del bene comune – dimensioni che sono specifiche della Dottrina sociale – la chiesa è custode. Contro ogni forma di strumentalizzazione, ipocrisia e coercizione. Anche a Verona.

8 dicembre ’20 Renzo Beghini

PRESENTAZIONE NEWSLETTER

Ci sono parole che uccidono e parole che risanano. Parole per umiliare ed offendere, altre, invece, per apprezzare e ringraziare. Ci sono parole come pietre. E parole come ali. Silenzi che parlano. E parole non dette. Comunicare bene il bene è un tema di grande attualità. In una società informazionale come la nostra non sempre ad una maggiore informazione corrisponde più comunicazione, comprensione, condivisione. Se per un verso il grande sviluppo tecnologico della nostra era ci ha dato accesso a una quantità di informazioni senza precedenti, il risultato, però, non è stato l’inizio di un nuovo illuminismo, ma il sorgere di un’età dell’incompetenza. Medici, professori, professionisti e specialisti di ogni tipo non sono più le figure a cui affidarsi per un parere qualificato. Che farsene di libri, titoli di studio e anni di praticantato se esiste Wikipedia?
Perché leggere saggi, ricerche e giornali quando Facebook mette a nostra disposizione notizie autentiche e di prima mano?
Perché cercare la verità in un mare di opinioni dove si può dire tutto e il contrario di tutto?
Come districarsi in un mondo tutto orizzontale?
Dove andare?
Dove cercare per saziare il desiderio di bellezza che abita l’animo umano? Eppure siamo sempre più convinti che il bene va comunicato. E comunicato bene. Soprattutto a fronte di una pandemia che mette a nudo la nostra essenziale impotenza. Un microscopico virus che provoca apprensione, inquietudine, sospensione personale e sociale.
Per questo una Newsletter della Fondazione Toniolo. Per avvicinare e far toccare (almeno virtualmente). Per girare conoscenze e competenze. Per dire il bello che ci abbraccia e ci circonda. E in seconda battuta perché anche la comunicazione racconta una modalità di essere presenti da cattolici nel discorso pubblico non come una parte che deve difendere i propri interessi o quelli di altri, ma come soggetto che cerca a partire dalle esperienze reali di dare un contributo al bene comune.

don Renzo Beghini
Presidente della Fondazione Toniolo

Per iscriversi alla newsletter, utilizzare il pulsante a fianco

EDITORIALE

Comunicare è un’arte. E una faccenda seria. Nella società ‘informazionale’ più informazione non significa automaticamente più intelligenza, lungimiranza, maggiore comprensione della realtà più condivisione. I social aumentano i contatti, ma diminuiscono le relazioni. E questo spiega la solitudine di molti. Comprendere non dipende dall’accumulo di informazioni immediate e a disposizione. Perché la capacità di penetrare e di intendere quanto accade, non segue un processo quantitativo. Allo stesso modo, studi recenti (B. Schwartz e D. Salecl) hanno dimostrato che la felicità non coincide con maggiori opportunità, non deriva dall’incremento delle possibilità di scelta. È la stessa logica. Capire la realtà non dipende dall’abbondanza delle informazioni raccolte ma dalla qualità dello sguardo. Dipende dall’ascolto.
Nella Fratres Omnes papa Francesco afferma che il mondo di oggi per la sua velocità e frenesia è in maggioranza un mondo sordo, incapace di ascoltare.
La newsletter della Fondazione Toniolo vuole anzitutto ascoltare. Raccogliere e dare voce all’abbondanza di bello e di bene che ci circonda. Con i suoi volti, storie e protagonisti. Siamo convinti non solo che il bene va fatto bene. Ma che, se comunicato bene, fa bene. È diffusivo e contagioso perché rivela un’eccedenza di senso. E il “di più” affascina sempre.
In secondo luogo vogliamo invitare a pensare. Proporre nuove chiavi di lettura per un discernimento dei processi culturali, sociali, economici e politici della nostra città e provincia. A partire dalle fonti e dai significati (troppo scontati) dell’intenzionalità pratica e della trama di relazioni quotidiane che contrassegnano il nostro agire. Alla luce della dottrina sociale della Chiesa.
«Credo che sia più importante comunicare che comprendere» affermava la regista francese Agnès Varda pioniera della Nouvelle Vague. Non è vero. Per chi sente di non potersi accontentare di risposte corte, calcolate o misurate. Per chi vuole “di più” e un “oltre”, un cielo aperto sopra di sé. C’è necessità di un discernimento capace di cogliere la direzione e le dinamiche dello “spirito”. Oggi c’è bisogno di una lettura della realtà che vada oltre la superficie della cronaca. Perché i processi che orientano gli atteggiamenti e le scelte, che fanno concreto e incisivo l’impegno nella promozione del bene comune non s’improvvisano. Si costruiscono, si sperimentano, si correggono, si integrano progressivamente. Siamo convinti che «la cultura sia un terreno privilegiato nel quale la fede si incontra con l’uomo». La vera fede non ha paura degli interrogativi che gli vengono dalle conquiste degli uomini. Il vero uomo non ha paura delle domande che la fede gli fa nascere nella mente e nel cuore.
Il discernimento è un esercizio di ascolto delle persone, della realtà, della coscienza collettiva. È un’attenzione costante, un irrefrenabile passione e un prendersi cura per la causa della dignità dell’uomo.

8 novembre ’20
Renzo Beghini

ULTIME NEWSLETTER

© 2020 – Fondazione Giuseppe Toniolo – P.Iva, Cod. Fisc. 02940270230 – Via Seminario, 10 – 37129 Verona
Telefono: 045 9276221 – Fax 045 9276220 – email: segreteria@fondazionetoniolo.it |
Privacy e Cookie

Questo sito web utilizza i cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Se continuate a navigare in questo sito, accettate implicitamente questa caratteristica.